“Renzate” di cittadinanza…

di Luigi Asero

 

Niente, ci proviamo a far finta di nulla, ma non c’è nulla da fare. Se sei cittadino italiano devi subìre le dichiarazioni di Matteo Renzi (o chi per lui in base al periodo di governance…).

Così un Matteo Renzi, segretario dimissionario (e dimissionato) del Partito Democratico, rientrato da un breve viaggio negli States ricomincia con le sue mirabolanti proposte. L’ossessione è tutta contro il Movimento 5 Stelle, senza disdegnare il complotto interno a opera di Massimo D’Alema per farlo cadere. Ne ha parlato, ad ampio raggio e senza molte difficoltà nella puntata di domenica sera di “Che tempo che fa” su Rai tre. Eppure qualcosa nel “fra le righe” delle sue parole trapela e si può ascoltare la sua risposta secca: “Era tutto scritto, ideato e prodotto da Massimo D’Alema. Io mi sono dimesso perché era giusto, per poter scegliere il nuovo leader. E loro se ne sono andati lo stesso. Mi si può chiedere di dimettermi, non di non ricandidarmi. Di rinunciare al mio sogno. Mi dispiace. D’Alema e i suoi non hanno mandato giù il rospo: che qualcuno non dei loro dirigesse il Pd“.

Era tutto scritto“, dice l’ex segretario. Scritto da chi? Perché? Per spaccare il Pd? Non sembra ce ne fosse bisogno, non almeno per gli aderenti a quel partito. E allora? Scritto per quale motivo? Per creare nuova instabilità al Paese? Per favorire una nuova classe dirigente? Se così fosse poco credibile sarebbe la versione in cui D’Alema si adoperi per questo. E allora la domanda resta senza risposta, senza che nessun osservatore nei grandi mass media si sia accorto (?).

Così, con questo quesito irrisolto saltiamo direttamente alla parte che riguarda la “cittadinanza”, l’ossessione in versione anti-5Stelle. Tutto parte, e quando mai?, dal recente viaggio negli USA, dove in pochissimi giorni sarebbero arrivati “grandi suggerimenti” (l’espressione è dello scrivente e non di Matteo Renzi). Ed ecco il riassunto delle sue principali visioni del Paese:

  1. Una opportuna chiacchierata con i principali esponenti della rivoluzione digitale. Rivoluzione in corso e che fa paura, perché si perderanno posti di lavoro“.
  2. Il vero discrimine nella politica di oggi non è la preoccupazione per l’innovazione, ma come la politica risponde. Il grande messaggio, nel mondo, è trovare un paracadute per chi non ce la fa. Ma non il reddito di cittadinanza, con il papi-Stato che paga per tutti. Io invece dico provaci, ti do una mano, ti faccio fare corsi di formazione. Ma non la rassegnazione, dobbiamo dare stimoli. Poi qualcuno non ce la farà, ma non va bene l’atteggiamento che lo Stato provvederà a tutti
  3. L’Italia non ha mai dovuto affrontare una procedura d’infrazione. Credo che anche questo governo non dovrà mai farla. Ma è importante che quando l’Europa ti manda una letterina sullo 0,2 mentre piangi i morti di Rigopiano, tu risponda che l’Europa non può essere solo quello, l’Europa deve avere un’anima. E quando il governo va a parlare a Bruxelles, va sostenuto. Italiani, difendiamo il nostro Paese e non parliamone sempre male
  4. Abbassare le tasse per me è un dovere, piano piano qualcosa abbiamo fatto. Non sono soddisfatto, ma qualcosa abbiamo fatto. Ma l’importante non è il piano di taglio dell’Irpef, il punto è che torni da un lato la dimensione del futuro nella politica, è tutto schiacciato sul presente. E dall’altro che non si vada ogni volta a chiedere i soldi ai cittadini, con la benzina e le sigarette. E poi, se vogliamo l’Europa serve lo stesso sistema di tassazione. Non ci possono essere paradisi fiscali, mentre il deficit è uguale per tutti. Non è facile, questa è la sfida. Ecco, se ho sbagliato qualcosa è nell’aver dato l’idea che fosse facile, come un tweet. Io ho fatto l’errore di non aver fatto capire la fatica di questi tre anni, quello degli altri è non aver capito quanto si è fatto
  5. Siamo partiti che la disoccupazione giovanile era al 46% e siamo al 40%. Certo, non è il caso di esultare. Ma il punto è creare condizioni di sviluppo tali che chi ha un’idea non debba portarla fuori dell’Italia. Io vorrei che l’Italia arrivasse lì. Siamo a 600mila (nuovi posti di lavoro, ndr), con la crisi se ne erano persi un milione. Potrei dire che ne abbiamo recuperati il 60%, ma Io non devo rivendicare nulla, mi interessa poter dire che l’Italia ha un futuro

Tutto giusto, e quasi tutto bello. E però dobbiamo anche considerate che se i risultati parlano di un flop totale dalla riforma del lavoro alle riforme strutturali; se la lettera Ue arriva in un momento in cui si è in “emergenza” (il terremoto) e mesi dopo si gestisce ancora l’emergenza (la denuncia arriva non da un cittadino qualsiasi ma da Vasco Errani nominato Commissario per la ricostruzione) oltre a “tutto giusto e tutto bello” possiamo chiederci anche se è “tutto vero”? O sono solo “Renzate di cittadinanza”?

Luigi Asero

Appassionato di informazione scrivo per passione su diverse testate. Sempre alla ricerca della verità.