La bufala siamo noi, siete voi. La bufala è ciò che vi/ci piace

di Luigi Asero

 

La prima polemica del 2017 è quella sulla bufala, non la mozzarella (ché anche lì ci sarebbe tanto da dire) ma quella sulle false notizie. Da un lato qualcuno vuole un’Autority cui sia delegato il potere di verificare quando una notizia è fondata oppure no (con il rischio che si giudichino infondate notizie indigeste a qualche solito noto), dall’altro chi propone che sia il popolo del web a giudicare vera o meno una notizia, come se non fosse lo stesso popolo del web a crearle, a giocarci, a usarle, nel migliore dei casi a volerci credere. Poi c’è il più grande Social “Facebook” a voler inserire un tasto antibufala (ma poi chi controlla?). In mezzo gli utonti, o webeti, i meno informati, quelli che non capiscono se è Lercio o peggio i disattenti (di tutte le categorie badate bene, abbiamo provato a fare una cernita ed è venuto fuori di tutto da avvocati a consulenti, da casalinghe a studenti, da operai a manager), i disattenti vorrebbero una fonte certa, ma appunto non sono attenti e se il titolo piace loro lo condividono, che sia “il Giornale” (vero quotidiano, opinabile ma vero) o che sia “il Giomale”, che sia “il Fatto Quotidiano” o che sia “il Fatto Quotidaino”.

E se provi a fargli notare che è di certo una notizia falsa, priva di fondamento, che la stessa “fonte” è ridicola, nella tipica arroganza italiana stizziti rispondono che “no, loro pubblicano quello che l’informazione ufficiale non vuol dire”, pure che la notizia fosse la birra bevuta da un alieno venuto ad  ascoltare la Messa in un campo di papaveri.
Gente che -per dire- copia e incolla una fake news sulla “privacy di Facebook” con quest’incipit: “Se lo consiglia anche la Guardia di Finanza…” Siate seri, ma la Guardia di Finanza ha il tempo di consigliarvi sulle foto che pubblicate dei vostri piatti mentre vi fate un selfie in bagno?

È vero, il miglior collaboratore del truffatore non è il suo aiutante. No, è il truffato. La bufala insomma siete voi.

Questo è il Paese dove gli anziani (e non soltanto loro) non accettano il farmaco prescritto dal proprio medico curante ma quello sentito da un altro anziano alla fermata dell’autobus. Che magari non serve per il malanno che si ha, ma che è “miracoloso assai”.

Questo è il Paese in cui la camorra, se spara, lo fa per “mestiere”. Ma se spara un extracomunitario allora è allarme criminalità. Per noi, sia chiaro, sono entrambi criminali in un caso del genere.

E poi… bufala o non bufala, a chi non è capitato di sentire l’amico avvocato cui capita un caso improponibile? Di uno che si reca al suo studio e detta la linea processuale perché “su internet è scritto così”.
Siamo reduci da un sonoro “no” referendario, un no caldeggiato anche dallo scrivente, ma attenzione. Non è che difendiamo la Costituzione attuale e poi ce ne scordiamo con un “chi ha eletto questo premier”. La Costituzione italiana non ha mai previsto l’elezione diretta del Primo Ministro.
La lotta alle bufale si fa partendo da sé stessi, dalla coscienza (e conoscenza) dei propri limiti, informandosi con maggior attenzione. Perché se si può perdere un intero pomeriggio soltanto per scegliere una camicia allora, se non si vuol essere considerati “webeti” se ne può perdere qualcuno anche per approfondire e studiare.

Altrimenti, non si scappa, l’unica vera bufala siete voi che non fate nulla per non farvi imbrogliare. Con buona pace di chi impiega tempo e risorse per provare almeno a chiarire alcuni nodi.

Luigi Asero

Appassionato di informazione scrivo per passione su diverse testate. Sempre alla ricerca della verità.