Sempre più caro il “caro Estinto”

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di Luigi Asero

Quando si tratta di vessare il cittadino è ormai notorio che ogni possibile strumento viene adottato. Soprattutto in un Paese come il nostro in cui il debito pubblico ha raggiunto cifre astronomiche e ogni iniziativa legislativa volta a ridurlo viene vanificata dall’immensità di sprechi della politica e della Pubblica Amministrazione.

Così in Senato si discute un disegno di legge, risalente al 2014 proposto per iniziativa dei Senatori Vaccari, Fedeli, Russo, D’Adda, Vattuone, Pezzopane, Mattesini, Lai, Borioli, Manassero, Albano, Lo Giudice, Di Giorgi, Volpi e Crosio.

Il ddl in questione, adesso all’esame della Commissione Igiene del Senato, tratta della “Disciplina della attività funerarie” che tradotto in parole semplici propone di definire i soggetti che possono operare nel settore funebre, riorganizzare la tipologia di operatori privati, riordinare il sistema cimiteriale, combattere l’evasione fiscale.

Come viene motivato il provvedimento? Il sito giuridico Studio Cataldi estrapola dalla relazione allegata al provvedimento queste parole: “

In più parti d’Italia, purtroppo, l’attività funebre e cimiteriale si è deteriorata divenendo oggetto di indagini di organi di polizia o della magistratura e le cronache, quasi ogni settimana, documentano di reati o di raggiri messi in atto da operatori sanitari o da imprese funebri ai danni delle famiglie, di allarmi sociali più o meno estesi derivati da cattive gestioni cimiteriali, di confische a clan camorristici anche di imprese funebri o di loro influenza nella gestione dei cimiteri

Il provvedimento, organico, prende in considerazione i requisiti delle imprese funebri e del personale delle stesse, ma anche la tanatoprassi (trattamento “post-mortem” che consiste nella cura igienica di conservazione del corpo dopo la morte), i piani di regolazione cimiteriale, le pratiche relative a tumulazione e cremazione, ma all’articolo 21 (sulle misure fiscali) si affronta appunto il tema del trattamento fiscale delle spese funebri e cimiteriali prevedendo “in coerenza con la direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006 relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, il superamento dell’attuale esenzione per alcuni servizi ed il loro assoggettamento all’IVA ad aliquota ridotta” (10%)

Finora le spese funebri sono esenti e se il ddl in questione dovesse superare integralmente l’iter legislativo ci troveremmo di fronte a questa situazione: le spese funebri sarebbero assoggettate a IVA 10% subendo inoltre un elevamento della soglia di detrazione dall’Irpef che andrebbe compensata dalla previsione di forme assicurative specifiche riguardanti l’ambito funebre e dall’estensione della cifra detraibile sulle spese funebri in una precentuale del 50%.

Non finisce qui però perché lo stesso ddl provede che al fine di trovare adeguata copertura finanziaria agli oneri di vigilanza e controllo sull’osservanza delle norme per le attività funebri nel territorio di riferimento per ogni funerale andrebbe versato un ulteriore contributo fisso pari a 30 € (trenta euro) da rivalutare annualmente in base al tasso di rivalutazione monetaria riferito all’anno precedente.

Le imprese funebri, a loro volta, saranno sottoposte a nuove rigorose (e costose) normative prevedendo fra le altre cose che oltre una predeterminata soglia annua di funerali dovranno necessariamente dotarsi di almeno tre mezzi funebri di proprietà, sei necrofori assunti con contratto a tempo indeterminato e di direttore tecnico. La soglia varia sulla base dei funerali effettivamente effettuati nel precedente esercizio finanziario.

Non va meglio neanche agli Enti locali (i Comuni) che dovranno destinare almeno il 20% del gettito TASI se nel territorio è presente un cimitero con caratteristiche monumentali. Non è difficile intuire che se almeno un quinto della TASI viene dirottata per Legge su un determinato settore i Comuni per far fronte a tutti gli impegni di bilancio potranno soltanto rivalersi sugli stessi cittadini.

Insomma, difficile vivere, complicato ormai anche morire. Così, il “caro Estinto” (al di là del dolore) quanto ci costerà ancora?

Ma torniamo alla relazione presentata dai Senatori proponenti.

Laddove i proponenti scrivono che “l’attività funebre e cimiteriale si è deteriorata divenendo oggetto di indagini di organi di polizia o della magistratura e le cronache, quasi ogni settimana, documentano di reati o di raggiri messi in atto da operatori sanitari o da imprese funebri ai danni delle famiglie” giustificano certamente l’adozione di un provvedimento organico che disciplini in maniera netta la materia. Ma l’aumento dell’IVA e il contributo fisso che si aggiungono per i parenti del povero defunto non sembrano risolvere queste problematiche, se non dare una mano al disastrato bilancio dello Stato (vero defunto di questo Paese).

E poi, laddove (tutto questo in poche righe) si afferma che ci sia un diffuso allarme sociale inerente la gestione cimiteriale e le imprese funerarie legate alle mafie… in cosa il provvedimento dovrebbe risolvere le spinose questioni legate al “caro Estinto”? Anzi, proprio il proporre l’adeguamento a costosi vincoli potrebbe semmai favorirle non avendo, le mafie, difficoltà finanziarie.

Vedremo… anzi, è il caso di dire che “chi vivrà vedrà”.

Luigi Asero

Appassionato di informazione scrivo per passione su diverse testate. Sempre alla ricerca della verità.