Strage familiare a Taranto: non accettava separazione

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di Luigi Asero

La tragedia stavolta (e non è l’ultima per oggi) arriva da Taranto dove martedì pomeriggio si è consumata una tragedia familiare che conta tre morti, fra cui un bimbo di quattro anni. A morire per mano del marito che non accettava la richiesta di separazione è stata Federica De Luca, trentenne. L’uomo però ha pensato di sterminarla la sua famiglia in un insano tentativo (mente malata) di “proteggere” dalla perdita il suo bimbo, Andrea, al quale dichiarava amore anche dalla bacheca Facebook (ma cos’è “amore” in queste menti poi è tutto da capire…) lo ha portato con sé in una casa di campagna e qui lo ha ucciso con un colpo di pistola per poi suicidarsi.

Dell’uomo si sa che era ben conosciuto e che non aveva mai dato “segni” di follia. Cinquantanni, Luigi Alfarano, era fra i coordinatori delle attività promozionali dell’Associazione Nazionale Tumori.

La mamma di Federica De Luca ha lanciato l’allarme non riuscendo a contattare la figlia ha lanciato l’allarme alla Polizia di Stato. I poliziotti quindi, insieme ai Vigili del Fuoco, hanno forzato la porta d’ingresso dell’appartamento dove la coppia risiedeva in via Montefusco trovando il cadavere della trentenne, probabilmente strangolata al termine di una colluttazione. A quel punto le forze dell’ordine hanno avviato le ricerche del marito e del bimbo che sembravano scomparsi, poco dopo il macabro ritrovamento dei due corpi in una casa di campagna della famiglia lungo la statale 106.

Una tragica nota. Nella stessa zona otto anni fa, come riporta il quotidiano La Repubblica, un primario ospedaliero Enrico Brandimarte, uccise con colpi di martello prima le figlie di 14 e 11 anni e poi la moglie, Anna Maria Fanelli, di 44 anni, e dopo aver chiamato un collega avvisandolo di aver compiuto il massacro si uccise recidendosi le arterie femorali con un bisturi.

Questo, ovviamente, non può far parlare di “zona maledetta”, ma spiega bene come il “femminicidio”, le stragi familiari, possano essere tematiche che colpiscono tutti e come il fenomeno vada affrontato in maniera organica, con un lavoro profondo sulla cultura imperante e deviata che colpisce il nostro secolo.