Mafia Capitale: arrestati altri 44

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di Luigi Asero

Un nuovo terremoto giudiziario nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di mezzo” altrimenti denominata “Mafia Capitale”. Il blitz scattato nella mattinata di giovedì 4 giugno ha portato via in manette ben 44 nomi, spesso “eccellenti” a vario titolo coinvolti, altre 21 persone sarebbero indagate a piede libero. Ma non si possono escludere ulteriori risvolti dell’inchiesta visto che al momento sono ancora in corso perquisizioni domiciliari e relative acquisizioni di documentazione probatoria.

Gli arresti richiesti dalla Procura della Repubblica di Roma ed eseguiti dai Carabinieri del Ros sono in totale 44, 19 in carcere e 25 ai domiciliari. Come anticipato altre 21 persone sarebbero indagate in stato di libertà.

Si tratta del secondo troncone dell’inchiesta “Mondo di mezzo” che ha visto i primi importanti arresti lo scorso 2 dicembre e che pone al centro di tutto il giro d’affari ruotante attorno all’ex terrorista dei Nar Massimo Carminati a capo dell’organizzazione di stampo mafioso che gestiva (o gestisce a tutt’oggi) il business dei centri di accoglienza per migranti. Nella precedente operazione gli arresti furono 37.

Questa nuova retata però fa tremare il mondo politico romano e nazionale, ci sono dall’ex consigliere di Roma Capitale, Luca Gramazio (Forza Italia) all’ex presidente del Consiglio comunale Mirko Coratti (Pd). Ma anche i consiglieri comunali Giordano Tredicine (vicepresidente del consiglio comunale e vicecoordinatore di Forza Italia per il Lazio), Massimo Caprari (Centro Democratico), l’ex presidente del X Municipio (Ostia) Andrea Tassone, Fabio Stefoni, il sindaco di Castelnuovo di Porto, comune dell’hinterland dove ha sede un Cara (Centro di accoglienza per i richiedenti asilo).

Ma non soltanto politici sono finiti in manette, ci sono anche alti dirigenti della Regione Lazio come Guido Magrini (responsabile del dipartimento Politiche Sociali) e Mario Cola, dipendente del dipartimento Patrimonio del Campidoglio come pure Franco Figurelli che lavorava presso la segreteria di Mirko Coratti. Sempre a Roma il noto costruttore Daniele Pulcini.

Di nuovo, seppur già recluso a Nuoro, Salvatore Buzzi (presidente della “Cooperativa 29 giugno”). Gravissima l’accusa per lui essendo considerato -insieme a Carminati- uno dei capi dell’organizzazione mafiosa (in Sicilia si sarebbe detto boss).

Il gip Flavia Costantini ha invece bocciato la richiesta della procura di arrestare Luca Odevaine (ex capo di Gabinetto del sindaco Pd Walter Veltroni già in carcere a Torino da sei mesi) e Giovanni Fiscon, ex dg di Ama, attualmente agli arresti domiciliari a Roma.

I reati contestati agli imputati vanno dall’associazione di stampo mafioso a corruzione e turbativa d’asta, dalla falsa fatturazione al trasferimento fraudolento di valori, insieme a una serie di altri reati di minore entità.

Il blitz ha riguardato varie regioni italiane, oltre al Lazio infatti si effettuano perquisizioni e arresti anche in Sicilia e in Abruzzo e quanto emerge (seppur da più parti sospettato da tempo) è sconfortante, gli investigatori sottolineano infatti che si tratterebbe di una “struttura mafiosa, cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprenditoriali locali. Un ramificato sistema corruttivo per favorire un cartello di imprese interessato alla gestione dei centri di accoglienza e ai consistenti finanziamenti pubblici connessi ai flussi migratori”.

Per il gip Luca Gramazio  svolgeva un “ruolo di collegamento tra l’organizzazione da un lato e la politica e le istituzioni dall’altro” ottenendo mazzette per quasi cenomila euro, di cui 15 mila sotto forma di bonifico al suo comitato elettorale.

Numerosi gli appalti e i finanziamenti che la rete di cooperative sociali si era assicurata nel tempo da Regione Lazio, comune di Roma e aziende municipalizzate. Fra questi anche un milione di fondi pubblici per la realizzazione di piste ciclabili e fondi per la manutenzione del verde pubblico del comune di Ostia.

Per quanto riguarda Mirko Coratti sembra che Buzzi gli avesse promesso “150.000 euro, la somma di 10.000 euro, erogata alla associazione Rigenera, l’assunzione presso la cooperativa 29 Giugno di persona indicata da Coratti“, dice il gip. Coratti pertanto agì per “facilitare l’aggiudicazione di gare indette da Ama (tra cui quella della raccolta del multimateriale) a soggetti economici del gruppo di Buzzi e offrire consenso politico e istituzionale necessario alla conferma di Fiscon come dg di Ama spa“.

Si lavorava insomma non per il bene pubblico ma per favorire la rete di Buzzi e Carminati, in cambio di voti e finanziamenti illeciti (tangenti) provvedendo in ogni maniera ad agevolare il percorso di pratiche altrimenti difficili, provvedendo anche a sostituire dirigenti pubblici “non graditi” e agevolare pratiche di finanziamento. L’organizzazione ricambiava anche con posti di lavoro e finanziamenti ai comitati elettorali. Nell’operazione entrerebbe anche la cosca ‘ndranghetista dei Mancuso di Limbadi.

L’operazione si svolge anche in Sicilia dove sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori sarebbe finita la cooperativa “La Cascina” vicina al mondo cattolico e che ha la gestione del Cara di Mineo (il centro di accoglienza per i richiedenti asilo in provincia di Catania). Quattro suoi manager sono ora agli arresti domiciliari e si approfondiscono i contatti tra Buzzi e Luca Odevaine (ex capo di gabinetto di Valter Veltroni). Odevaine in qualità di appartenente al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale si ritiene fosse in grado di garantire consistenti benefici economici ad un “cartello d’imprese” interessate alla gestione dei centri di accoglienza, determinando l’esclusione di imprese concorrenti dall’aggiudicazione dei relativi appalti.

Per l’accusa i manager siciliani della gestione al Cara di Mineo avrebbero commesso “plurimi episodi di corruzione e turbativa d’asta” dal 2011 al 2014, mostrando così una “spiccata attitudine a delinquere” per ottenere vantaggi economici. Per questi motivi il Gip di Roma ha richiesto l’arresto di Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Francesco Ferrara, tutti manager della cooperativa, Ferrara in carcere e gli altri tre ai domiciliari.

Sul fronte siciliano non si possono escludere ulteriori e clamorosi sviluppi. Perquisizioni sarebbero ancora in corso.