Strage al tribunale: lucida follia

Milano-tribunaledi Luigi Asero

Si va delineando il quadro di quanto accaduto in pochi minuti di lucida follia al tribunale di Milano. Il bilancio è tragico: tre morti, due feriti, altri scampati per miracolo alla follia omicida di Claudio Giardiello.

Partiamo dall’assassino. Claudio Giardiello era imputato per bancarotta fraudolenta presso la sezione fallimentare del tribunale. Il suo difensore era l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani. Claudio Giardiello quelle aule le ha già conosciute. Nato a Benevento nel 1958, si accingeva al sesto fallimento nei suoi 20 anni di lavoro a Milano. Già altre cinque volte infatti aveva dovuto cessare l’attività per liquidazione o fallimento. Questa era la sesta, la sua attività di intermediazione immobiliare a Magenta era nuovamente “collassata” ed aveva debiti con banche e Agenzia delle Entrate. Di recente quindi aveva subìto pignoramenti e decreti ingiuntivi.

Il “crac finale” nella sua mente è scattato quando il suo stesso difensore, l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, in aula al terzo piano del Tribunale, ha rimesso il mandato. Qualcosa però aveva premeditato, avendo portato con sé la pistola che poi lo ha macchiato dell’orribile crimine di cui è stato artefice. Così, Giardiello, in aula estrae la pistola è inizia la sua “giornata”. Spara al suo avvocato

Poi scende al secondo piano, raggiunge nel suo ufficio il giudice Fernando Ciampi e gli spara, determinato. Uccide anche lui. Sul suo cammino pare abbia cercato di uccidere anche il pm Gaetano Ruta. Lo manca, spara all’indirizzo di altre persone ferendo due testimoni (peraltro sembra soci in affari), uno di questi sarebbe in condizioni gravissime. I due feriti sono Giorgio Erba e Davide Limongelli, zio e nipote, entrambi imputati del processo in corso nell’aula della II sezione penale.

Come ha fatto a entrare in tribunale Giardiello? Questa domanda, più di ogni altra in questo momento, attanaglia le menti. Eppure sembra il trucco più vecchio del mondo: l’abito che fa il monaco. Giardiello è entrato con il suo avvocato, chiaramente ignaro delle intenzioni omicide del suo quasi ex-assistito, e si presenta in giacca e cravatta, ben vestito. Passa quindi per i passaggi riservati a giudici e avvocati.

Fa anche una terza vittima, un uomo di cui ancora non sono state rese note le generalità che sarebbe morto per infarto.

Poi la fuga rocambolesca, la caccia all’uomo, la cattura ad opera dei Carabinieri, annunciata dal ministro Angelino Alfano via Twitter. Il resto si vedrà. Di certo si dovrà lavorare per colmare una serie di “falle” della sicurezza che la strage di oggi ha messo in luce, di certo si dovrà comprendere cosa può aver portato l’uomo a una così lucida follia. Di certo si dovrà comprendere anche come può morire un avvocato quando, semplicemente, decide di rimettere il mandato.

Quest’ultima “deriva” ci preoccupa più ancora della nerissima cronaca del fatto.