Sicilia fallita (e non lo sa)

Conferenza stampa del governatore della Siciliadi Luigi Asero

Ce n’eravamo occupati in tempi quasi non sospetti, quando nessuno ne parlava apertamente. Come sempre inascoltati da lettori forse troppo disillusi (o l’esatto contrario), e da poteri e potentati sin troppo affaccendati nei loro delicati equilibri miranti allo sfascio. E sfascio sia. I numeri ufficiali (e forse nemmeno corretti) sono impietosi. Il default è praticamente sotto gli occhi di tutti.

La regione siciliana ha un debito complessivo verso le banche pari a 7 miliardi e 525 milioni di euro, di cui un terzo contratti negli ultimi 5 anni. Un debito che, qualora fosse possibile ripianare, peserebbe sulle spalle dei siciliani per i prossimi 30 (trenta) anni. E naturalmente più perché sarà impossibile ripianarlo senza far ricorso a ulteriori crediti già solo per l’erogazione dei servizi essenziali. Un carrozzone che si trascina insieme alla marcia funebre di una triste e trista banda musicale. Quella di chi al potere continua a far “orecchie da mercante”.

E il governo Crocetta, giudicato ormai fra i peggiori che mai hanno amministrato la Sicilia, non riesce a dipanare nemmeno la matassa del bilancio tanto che, giunti al mese di aprile 2015 manca ancora lo stesso bilancio di previsione e si continuano a fare variazioni di bilancio all’esercizio finanziario 2014 che ormai dovrebbe essere morto e sepolto, come segnala il quotidiano online La Voce dell’Isola che con il suo attento Guido Di Stefano segnala le più incisive variazioni nella rubrica di politica regionale.

Entro il 30 aprile (data ultima) il bilancio provvisorio dovrà essere approvato: non si vede come.

Anche perché ai 7 miliardi “e cocci” di debiti con le banche si deve aggiungere il debito verso i fornitori, si deve considerare l’ingente mole inerente le spese d’esercizio. La regione con il più alto numero di dipendenti regionali non è più in grado di nascondere il default insomma. E non pare nemmeno in grado di ammetterlo, autoproclamandosi come da slogan “paladino della legalità”.

Alla data del 31 dicembre 2013, già in carica il paladino Rosario Crocetta dal 28 dicembre 2012, il debito verso le banche era pari a circa 5 miliardi, il resto quindi è storia recente. Storia di tagli promessi e mai saputi realizzare, storia di sprechi e di un “cerchio magico” che non è soltanto di leghista memoria. Tecnicamente la scusa c’è: si tratta di nuovi debiti ma contratti per pagare conti lasciati aperti dal passato (ad eccezione dei 606 milioni di spesa corrente). A ben guardare fanno notare ancora dalla ragioneria generale della Regione, anche la spesa corrente coperta con i mutui è frutto di scelte del passato oggi non più sostenibili anche per effetto della crisi e del sovradimensionamento della macchina amministrativa. Il passato come facile alibi per celare le proprie mancanze. Perché quel debito lo si conosceva ben prima di candidarsi a quella carica e ben altra via si era indicata agli elettori per scongiurare il disastro.

Il problema forse verrà nuovamente rinviato, un ulteriore mutuo potrebbe spostarlo di altri 12 mesi in avanti. Dodici mesi che serviranno, ne siamo ormai certi, soltanto ad ampliarlo ulteriormente. In nome della trasparenza talmente trasparente da non far più vedere nulla. Nemmeno il futuro di questa terra disgraziata.