Farkhunda, la martire dell’Islam

Farkhundadi Luigi Asero

Chi è (fu) Farkhunda e cosa rappresenta oggi, pochi giorni dopo il suo brutale assassinio? Serve intanto riepilogare i fatti per comprendere fino in fondo il valore di questa giovane grande donna afghana, morta in maniera orrenda ad appena 27 anni per aver provato a urlare la Verità. Difficile dire, peggio ancora urlare, la Verità. La Verità è scomoda, non piace, la Verità brucia perché mette in primo piano la pochezza umana.

Farkhunda aveva 27 anni, come ogni giorno si recava in Moschea a pregare, portando libri e cibo per i più bisognosi, compiva il suo dovere di cittadina e di credente. Ha osato andar oltre, ha osato fare quello che ogni vero credente, di ogni Credo dovrebbe fare (e spesso non fa).

Si è indignata perché al Tempio si faceva mercato di oggettini vari, “amuleti”, col pretesto religioso ci si prendeva facile gioco di quanti credono ma da ignoranti, da persone che non comprendono fino in fondo il vero “Oltre” di un sincero credere religioso. Così è stata linciata dalla folla, uccisa a calci, pietrate, pugni, con presunti “fedeli” pronti a saltare con tutto il loro peso sul suo fragile corpicino ormai a terra, morente. Pronti a far scempio di quel corpo quando poco dopo ne hanno bruciato sul posto il cadavere (Dio solo -o Allah- sapranno se era veramente già cadavere o se invece ha dovuto subìre anche il supplizio delle fiamme sulle carni lacerate).

Farkhunda-funeraleLa sua storia, in vero poco attenzionata nel nostro Paese, ha fatto comunque il giro del mondo, grazie al fratello Majibullah (unico a difenderla) e alle donne (sue amiche) che dopo hanno fatto saltare ogni rituale pretendendo di portare loro a spalla la bara con i suoi resti verso la sepoltura. E che poi, lo scorso 23 marzo, sono scese in strada sia a Kabuk che a Herat City chiedendo per lei giustizia, avendo compreso che la motivazione fornita per giustificare la ferocia (un’eretica che avrebbe bruciato pagine del Corano) non funzionava. Donne che non hanno creduto alla verità fornita dalle autorità del luogo e che hanno voluto vedere “oltre”. Donne che a loro volta, per una volta, hanno preteso la Verità. Quella che la povera Farkhunda aveva provato a urlare.

Il caso finì pertanto fra le battaglie di Amnesty International e ora si prova a far giustizia, si prova a dire che i responsabili sono stati arrestati (per quanto tempo?), si prova a far invertire la rotta. Sono stati sospesi 13 poliziotti, compreso il capo del locale commissariato, del caso si è occupato in prima persona il ministro degli Interni afghano. Addirittura è stata formata una commissione speciale dal presidente della Repubblica, Ashraf Ghani.
E la commissione ha compiuto (velocemente bisogna ammetterlo) il suo lavoro: Farkhunda era innocente, Farkhunda era una vera religiosa, una vera credente, aveva provato a dire la Verità. Intaccando così gli interessi dei mercanti (e dei custodi della Moschea loro complici) che organizzarono la grande bugia per non avere intoppi.

Farkhunda era una studentessa di matematica, una brillante studentessa sembrerebbe. Una donna di cultura che aveva scelto di credere e di schierarsi per i più deboli e bisognosi. Morta da martire, manca solo la crocifissione. Una martire dell’Islam morta per mano di falsi e ipocriti, di mercanti che usano la religione a pretesto delle loro malefatte.

Ha dichiarato Shahla Farid, docente di legge dell’Università di Kabul ed esponente della Commissione: “Farkhunda era una vera musulmana, un’eroina religiosa. Ha pagato con la vita per aver sfidato un uomo e difeso l’Islam

Ne sappiamo qualcosa, accade oggi, accadde 2 mila anni fa. Diversi Credi, stessi uominicchi cui la Verità fa male.