Boccassini: temo la cattiveria dei miei colleghi

tribunaledi Luigi Asero

La responsabilità civile dei giudici, argomento affrontato dal noto pm Ilda Boccassini che offre una visione non proprio entusiasta dello stato della Giustizia italiana.

Una frase in sé va sempre contestualizzata e non presa come singola “verità”, ogni discorso è articolato e propone varie sfaccettature. La frase citata nel titolo è estrapolata però da un discorso tenuto dal pm della procura milanese Ilda Boccassini durante un incontro  con gli studenti del liceo scientifico “Mascheroni” di Bergamo, sabato 21 marzo. La discussione verteva sul tema della responsabilità civile dei giudici, recentemente introdotta dal governo e più in generale sul ruolo, importantissimo, della magistratura all’interno dell’ordine democratico dello Stato.

Cosa ha detto esattamente la pm Ilda Boccassini? Secondo il Corriere online queste sarebbero alcune delle frasi più importanti:

Di fronte al tema della responsabilità civile dei giudici temo soprattutto la cattiveria dei miei colleghi.

Le avvisaglie non sono positive. Per esempio questa rottamazione dei giudici a 70 anni: è stato un po’ un colpo per tutti, provocherà un avvicendamento ai vertici che sarà una vera rivoluzione. Si tratta di capire che tipo di giudice ha in mente il governo, se quello che non fa il suo dovere o quello che lo fa al punto da restare ucciso.

Sembra che tutto riduca alla lunghezza delle ferie e alla responsabilità civile dei giudici, e non si capisce perché all’improvviso si tiri fuori questo argomento vent’anni dopo il referendum. Certo che chi sbaglia deve pagare, ma chi dovrà giudicare un ricco e potente (che potrà fare causa) contro uno che non lo è, lo farà ancora in modo sereno? Del resto all’interno della magistratura abbiamo già organismi di disciplina. Proprio in questi giorni ne è stato aperto uno nei miei confronti sulla base della segnalazione di un avvocato di un processo per mafia. Non mi preoccupa per niente, tanto che sono scoppiata a ridere quando è arrivato. Ma poi ho riflettuto che un altro magistrato ha deciso di dare più credito a questo avvocato piuttosto che a me. E di fronte alla prospettiva della responsabilità civile io temo soprattutto la cattiveria dei miei colleghi.

Esaminiamo queste frasi e fingiamo (almeno fingiamo) di non conoscere chi le ha pronunciate. Fermiamoci quindi alla sostanza. Intanto sembrerebbe una “discussione da bar”, ma è pronunciata invece nel contesto di una discussione fatta a degli studenti ai quali si dovrebbe trasmettere la voglia di credere nella giustizia. Ma da queste frasi sinceramente sembra che si debba proprio crederci poco. E da un po’ di tempo ci eravamo già accorti della cosa, scusate la franchezza…

BoccassiniTemo la cattiveria dei miei colleghi“, se un pm talmente importante, con tale esperienza, teme che ci siano colleghi (quindi giudici) talmente cattivi da avere eventualmente difficoltà a difendersi, cosa dovrebbe temere il cittadino comune eventualmente coinvolto (da innocente) in un procedimento giudiziario? Come può il cittadino comune difendersi dalla cattiveria eventuale di chi esercita e impone la giustizia se neanche una valente e insigne collega pensa di poter difendersi? Responsabilità civile intesa come “mezzo punitivo” esercitato da colleghi cattivi nei confronti di colleghi buoni (o non allineati al ‘sistema’)? Quindi cosa pensare di colleghi cattivi che non sarebbero controllati da alcuno e che potrebbero scegliere un capro espiatorio per meri motivi di carriera? Caso “Tortora” docet…

E poi l’espressione “rottamazione dei giudici a 70 anni“. La saggezza avrebbe età, età avanzata. Il ché, nell’accezione popolare è vero.

C’è sempre un “ma” da opporre a ogni ragionamento. E in questo della saggezza degli giudici ultra-settantenni di “ma” ce ne sarebbero diversi. Intanto l’età avanzata non sempre è portatrice di buona salute e un incarico di vertice nella magistratura (come un qualsiasi incarico rilevante) richiede un pesante e continuo impegno, poco adatto all’età avanzata. Inoltre così ragionando si capisce quasi che per la delicatezza di determinate  questioni sarebbe errato fidarsi della “minor saggezza” di un “giovane” (magari ultra sessantenne) tanto da far spingere la stessa Boccassini a dire che “è stato un po’ un colpo per tutti, provocherà un avvicendamento ai vertici che sarà una vera rivoluzione”, come se fosse impossibile ipotizzare una intera classe dirigente più giovane. Ma non è qui che si ferma l’esternazione “al limite del tollerabile” della stessa Boccassini, che non contenta aggiunge: “Si tratta di capire che tipo di giudice ha in mente il governo, se quello che non fa il suo dovere o quello che lo fa al punto da restare ucciso“. Ribadendo il concetto che un giudice buono “lo fa al punto da restare ucciso”, un concetto che non vorremmo mai sentire da un giudice o da un membro delle Istituzioni. Riepiloghiamo il senso di questa frase tipica di chi per sentirsi legittimato sente il bisogno di “eroi” in cui riconoscersi (non certo da interpretare). Chi non fa il giudice al punto da restare ucciso non sarebbe quindi un buon giudice. Frase che in sé è già un controsenso in termini stante chi l’ha pronunciata. Ma che si spinge oltre. Fortunatamente non abbiamo recenti vittime fra la magistratura. In base a questa interpretazione non abbiamo pertanto più giudici buoni.
Potremmo, con un pizzico di cattiveria, rispondere che in effetti il dubbio a volte serpeggia. Ma no, non cadiamo nel tranello di questo concetto. I giudici buoni ci sono e ci sono stati e ci saranno. Spesso svolgono in silenzio i loro compiti, spesso sono lontani dai riflettori e nessuno (o quasi) ne conosce nomi, cognomi e sedi giudiziarie. Ma i giudici buoni, dove per “buoni” si intende competenti, preparati, equi, non burocrati (come ha recentemente richiamato il presidente Mattarella) ci sono e questo, per fortuna, riduce questo articolo ad ulteriori “chiacchiere da bar” invece che a una risposta al crescente senso di giustizia (o ingiustizia).

Tutto il discorso per arrivare alla “cattiveria”, quella da cui il cittadino comune di certo non può difendersi. La ‘chicca’ finale: “poi ho riflettuto che un altro magistrato ha deciso di dare più credito a questo avvocato piuttosto che a me. E di fronte alla prospettiva della responsabilità civile io temo soprattutto la cattiveria dei miei colleghi.” Cosa dire? Siamo o no al delirio di onnipotenza? Il collega non avrebbe dovuto accettare l’istanza di un avvocato (persona abilitata dalla Legge a presentarla per la difesa di un altro cittadino, il terzo e ultimo grado di giudizio dirà se colpevole o meno) perché così non sarebbe stato ‘cattivo’ verso la collega. Che in prima battuta se la rideva per giunta.

Senza il sospetto che magari quel provvedimento disciplinare potrebbe essere corretto, e sottolineo potrebbe perché qui certezze non ne ha nessuno. Senza il minimo dubbio di incarnare un essere umano che può sbagliare. Il giudice del tribunale italiano come un dio, infallibile. Questo è il concetto.

Ecco. Sono queste frasi a farci ritenere essenziali legge ed applicazione reale sulla responsabilità civile dei giudici. Sono queste frasi la conferma che il cittadino comune non avrebbe giusta tutela.

Così è se vi pare…