Homo homini lupIs

maurizio-lupidi Luigi Asero

“Homo homini lupus” (letteralmente “l’uomo è un lupo per l’uomo”), citazione latina di cui ci lasciò testimonianza Plauto è forse l’espressione che più si adatta all’attuale situazione che vede coinvolto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, probabilmente prossimo alle dimissioni.

Maurizio Lupi è coinvolto (ma non indagato, sia chiaro) nell’inchiesta della procura di Firenze sulle “grandi opere”, inchiesta di cui ci siamo occupati nell’immediatezza con questo articolo. Lupi ha provato a resistere alla crescente richiesta di dimissioni avanzata a gran voce dal Movimento Cinque Stelle e ora silenziosamente avallata da buona parte dei membri del governo e dai suoi stessi colleghi di partito.

Vale la pena leggere alcune righe di un editoriale del direttore Belpietro pubblicato all’indomani dell’inchiesta sulle pagine di Libero:

Maurizio Lupi non è indagato. Né lo è il figlio, un ragazzo poco più che ventenne che fa il responsabile di cantiere di un’azienda che costruisce il nuovo palazzo dell’Eni, a San Donato milanese. Però, nonostante il ministro dei Lavori pubblici non sia stato raggiunto da alcun avviso di garanzia, né gli venga contestato alcunché, il suo nome è già finito nel tritacarne dell’inchiesta di Firenze: diciamo che gli hanno cucito addosso un vestitino su misura, che sembra fatto apposta per indurlo a gettare la spugna e lasciare l’incarico. La nostra non è una battuta: negli atti dell’indagine, il nome dell’esponente di Ncd non viene fatto per qualche cosa di illecito, ma a proposito di un abito che l’uomo politico si sarebbe fatto fare. C’è davvero il completo? Oppure è una chiacchiera telefonica? Ma se giacca e pantaloni non bastassero ecco che dai brogliacci delle intercettazioni spunta anche un orologio che un altro imprenditore avrebbe donato al figlio del responsabile dei Lavori pubblici in occasione della sua laurea. Il Rolex probabilmente vale di più dell’abito, ma basta questo per sospettare qualcosa di losco intorno agli appalti su cui il ministero dovrebbe vigilare? È sufficiente che Luca Lupi sia uno dei quattro ingegneri che si occupano di un appalto per puntare il dito?

Appare anomalo che la politica “salti letteralmente sulla sedia” per il non indagato Maurizio Lupi ma trascuri di comprendere e spiegare perché il “dominus” Ercole Incalza è rimasto al suo posto per 14 anni (ben sette governi diversi) e perché a mandato scaduto gli fu prolungato con la formula della consulenza esterna.
Peggio ancora, leggendo l’ordinanza della Procura di Firenze si apprende che la risposta del ministro Lupi all’interrogazione del Movimento Cinque Stelle fu scritta dall’avv. Titta Madia, padre dell’attuale ministro alla “Pubblica Amministrazione e la Semplificazione” on. Marianna.
Riportiamo ora l’intervento sul blog di Beppe Grillo per comprendere meglio come è nata e si è sviluppata l’indagine sulle grandi opere:

Ordinanza-procura-Firenze“Una spallata gliel’abbiamo data anche noi ed è scritto nero su bianco nel documento della procura di Firenze che ha messo le manette a Mr. Opere Pubbliche, l’ingegner Ercole Incalza. Se è stato arrestato lunedì è anche grazie all’attività parlamentare del Movimento 5 Stelle.
Ercole Incalza è l’uomo difeso dal ministro Lupi in risposta a una nostra interrogazione alla Camera del primo luglio 2014. “È persona competente e con i titoli giusti”, disse il ministro. Eccoli i titoli, li abbiamo letti nell’ordinanza della procura. Noi chiedevamo semplicemente se un pluri-indagato, prescritto, potesse essere a capo della struttura tecnica che si occupa di tutte le grandi opere pubbliche in Italia. Per il ministro non c’erano problemi. Incalza era la persona giusta al posto giusto.
Fortunatamente per i magistrati i problemi c’erano eccome. E nell’ordinanza è riportata proprio la nostra interrogazione parlamentare del 1° luglio 2014 a prima firma di Michele Dell’Orco. Una spallata in più per mettere fine al sodalizio criminale che riempie l’Italia di cemento e le tasche dei ladri di soldi pubblici.
Siamo felici di aver contribuito a far crollare il castello di corruzione e tangenti.” M5S Parlamento

LE REAZIONI DELLA POLITICA

Dopo una iniziale difesa “d’ufficio” -oseremmo dire- dei colleghi di Governo, assistiamo al solito gattopardismo della politica, in cui il premier twittatore non twitta nulla in merito e fa calare il suo “gelo” attorno alla figura del suo ministro, poi registriamo come la sua collega di partito, l’on. Nunzia De Girolamo appena due giorni fa avrebbe minacciato l’uscita di NCD dal Governo se Lupi fosse stato costretto a dimettersi. Ma le situazioni si evolvono, poco a poco il quadro si fa più chiaro. La sopravvivenza dell’intero Governo passa per il sacrificio del “lupo” più debole. Così Lupi si presenta alla riunione informativa col Governo con accanto il solo segretario NCD (e ministro degli Interni) Angelino Alfano, nessun altro attorno a lui. Pochi minuti fa il segretario di Sel Nichi Vendola annuncia che la maggioranza “avrebbe già sfiduciato Lupi”, mentre il minoritario del Pd Cuperlo parla di “situazione insostenibile” (riferendosi alla sola presenza di Lupi) e la cautela del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, suona più come una marcia funebre che come un canto rassicurante.

Eppure a ben vedere Maurizio Lupi non è indagato, certo non siamo qui a difendere nessuno ma altri nomi sarebbero coinvolti, ben più importanti forse rispetto al ruolo che l’on. Lupi può aver avuto nei dodici (quasi tredici) mesi del suo mandato. Nomi sui quali indaga la procura di Firenze forse, ma che la politica finge di ignorare. Se li si mettesse tutti insieme forse l’intero governo traballerebbe… forse…

Homo homini lupu(i)s, è il caso di dire. Gli sciacalli volteggiano e già si fa il nome del successore del Lupi di turno, in attesa di nuove giravolte gattopardesche al prossimo scandalo.