Attacco a Tunisi: nulla di nuovo, tutto nuovo

tunisia-attentatodi Luigi Asero

Del doman non v’è certezza“. La famosa frase, che in verità si riferiva a ben altro argomento ci fu lasciata (inserita nei “Canti carnascialeschi”) da Lorenzo de’ Medici. La prendiamo a prestito perché oggi è uno di quei giorni in cui di certo non c’è proprio nulla. Ci riferiamo al feroce, vile attentato che ha seminato panico e terrore in Tunisia. Un attentato che, partito dalla sede del Parlamento ha poi avuto il suo apice di terrore e follia contro ignari turisti appena arrivati in città e che si recavano a visitarne uno dei luoghi della cultura per antonomasia, il Museo del Baldo.

La prima incertezza: il bilancio che dopo otto ore dal blitz che ha messo fine all’incubo è ancora incerto. Incerto il numero di morti 20 o 22 o forse anche 25; incerta la nazionalità delle vittime, quattro certamente italiani, forse cinque, ma ne mancherebbero due (dispersi?) quindi forse sette, come i francesi forse uno o forse due, chissà…

La seconda incertezza sempre sui numeri. Quanti i feriti? Otto, forse 15, magari 21, di dove? Non sappiamo, difficile avere un resoconto esatto. La Farnesina non comunica nulla di più, il riserbo in questo caso è chiaramente motivato dall’esigenza di non far apprendere ai familiari delle vittime dai mass media una notizia così tragica.

La terza incertezza. Quanti i componenti del commando jihadista? Tre. Netto e preciso, ora però si parla di un basista o forse di due basisti. E poi ascoltiamo testimonianze contrastanti anche su questo.

No, niente misteri, per carità… però sembra che il commando di tre persone che si è presentato al Parlamento tunisino fosse abbigliato con divise di tipo militare mentre alcuni turisti scampati alla successiva aggressione ai pullman e fin dentro al museo testimoniano che erano con abiti civili. A dirlo più di una persona. I tempi non coincidono, non possono essersi cambiati “in corsa” (e non avrebbe neanche avuto senso). Allora ipotizziamo che, come avvenuto per l’attacco alla redazione del giornale parigino Charlie Hebdo, forse i commando erano due. Con due precisi obbiettivi: quel Parlamento “reo” di voler combattere la deriva jihadista con numerose operazioni di polizia e con una legge che proprio oggi era in discussione e con il secondo obbiettivo, quello di dire al mondo “non sarete sicuri in nessun posto al mondo”, senza trascurare (terzo obbiettivo, minore in questo caso) quell’odio già ampiamente dimostrato dagli jihadisti per la cultura. Da qui la scelta di uccidere nel museo e non di sparare “soltanto” contro i pullman appena arrivati.

La quarta incertezza. È quella dell’indomani di ogni grande attentato. Del domani, rispetto all’attacco a Tunisi, cosa accadrà nel mondo? Come penseranno governi e governanti alla sicurezza dei propri cittadini? Imboccheremo la via (a dir il vero poco praticabile) di una “soluzione politica” alias un improponibile dialogo oppure una soluzione militare per la quale tutti gli eserciti sarebbero (condizionale d’obbligo) preparati?

Del doman non v’è certezza” disse nel 1400 Lorenzo de’ Medici… chissà in quale tempo potremo affermare che non è più così.