Indagati Crocetta e Ingroia ?

di Luigi Asero

Nella Sicilia dove lo Stato e la mafia si spartiscono la gestione del territorio accade di tutto. Accade che personaggi dell’antimafia e della “legalità” siano indagati chi per tangenti (Roberto Helg, presidente della Camera di Commercio di Palermo e paladino della cosiddetta “antimafia”) o altro come Antonello Montante (delegato alla Legalità di Confindustria Sicilia). Accade anche che si affidi la gestione di una società a partecipazione regionale “Sicilia E-Servizi” a un paladino della legalità, ex pm dell’antimafia. Di quella vera, di quella che ha fatto gli arresti e le inchieste (spesso sfumate, ma vabbè…), di quella che poi ne ha fatto (senza “poi”, da subito) motivo di battaglia politica e accade che ad affidargli l’ingrato compito sia il “paladino dell’antimafia” per eccellenza, quell’ex sindaco di Gela che solo grazie alla scorta si sarebbe salvato dal volere mafioso e ora è Governatore della Regione siciliana.

Preamboli così, fatti per inquadrare la situazione.
Poi accade però l’impensabile, accade che i due supereroi, i nostri Rosario Crocetta e Antonio Ingroia forse (e ripetiamo “forse”) potrebbero esser indagati essi stessi. E non si sa più che piega prendiamo in questo nuovo paradiso della legalità.

Riepiloghiamo un po’. Secondo il quotidiano LiveSicilia il GIP Lorenzo Matassa avrebbe disposto “che il pubblico ministero iscriva i nomi, individuati dalla polizia giudiziaria, nel registro delle notizie di reato“, il fascicolo è quello relativo appunto al pasticciaccio tutto siciliano di “Sicilia E-Servizi” relativo alle assunzioni fatte da questa società. A dir il vero indagati sarebbero anche sei ex assessori regionali e l’ex ragioniere generale Mariano Pisciotta.

Sempre per dirla tutta, in verità, la Procura aveva fatto richiesta di archiviazione, solo che il Gip non ha accolto la richiesta e ha ritenuto doveroso invitare i pm a proseguire le indagini per il reato di abuso d’ufficio che la Procura aveva ritenuto “a carico di ignoti” e che per il Gip, invece, propro “ignoti” non sarebbero, anzi dall’informativa del Nucleo speciale tutela spesa pubblica della Guardia di finanza sarebbero citati a giudizio per danno erariale davanti alla Corte dei Conti gli stessi Ingroia, Crocetta e gli assessori che avallarono le assunzioni: Antonino Bartolotta, Ester Bonafede, Dario Cartabellotta, Nelli Scilabra, Michela Stancheris, Patrizia Valenti. In pratica l’allora giunta regionale al completo.

Il Gip Lorenzo Matassa ritiene che l’informativa di ben 48 pagine individua specifiche violazioni della legge che prevedeva il blocco delle assunzioni. Sarebbe ravvisabile “dolo intenzionale” nell’operato dei vertici di Sicilia E-Servizi e della politica regionale nonostante sia stata sottolineata la finalità pubblica dell’operazione. Ingroia ha sempre sostenuto la necessità delle assunzioni per evitare la paralisi ed era avallato nella sua convinzione da un parere (non vincolante) dell’Avvocatura dello Stato.

Non sappiamo se il Gip sia un attento lettore dell’ottimo quotidiano LiveSicilia (noi sì però, lo ammettiamo) e quando nel novembre scorso il quotidiano diede notizia dell’inchiesta, l’ex pm Antonio Ingroia scrisse (citiamo proprio il quotidiano):

la storia dell’inchiesta della Procura di Palermo sulle assunzioni di 76 dipendenti del socio privato che sta circolando su giornali e siti web questa mattina è campata in aria, non esiste. È, insomma, la classica bufala. So con certezza che fino a oggi l’unico fascicolo aperto dal Procuratore Agueci sulla società di cui sono amministratore è quello, aperto su mia denuncia, che riguarda le passate gestioni e che nulla, proprio nulla, ha a che vedere con le 76 assunzioni. Francamente mi chiedo come possano circolare certe notizie che non hanno alcun fondamento

Essendo già ex pm è ovvio che Antonio Ingroia non dovesse esser messo al corrente delle iniziative della Procura, ma risulta strano che non sia stato informato, se non altro per le normali comunicazioni che vengono fatte in questi casi come “persona informata dei fatti”. Quindi la “bufala” non è la pubblicazione della notizia di LiveSicilia fatta a suo tempo, bensì (e non è la prima volta) la risposta dell’ex pm palermitano.

Indagati Crocetta e Ingroia quindi? Per la cronaca vi rimandiamo all’articolo di LiveSicilia a questo link e chiaramente qui non parliamo di reati legati alla criminalità mafiosa. Ma certo di fatti che proprio trasparenti non sono. Tempo fa, già nel 2009, ci occupammo di quelli che, riprendendo un vecchio ragionamento del compianto e disilluso Leonardo Sciascia si possono definire come veri e propri “professionisti dell’antimafia”, o, semplicemente come in questo caso di “Sicilia E-Servizi” veri e propri “professionisti della legalità”.

Ci spiace dover dire: l’avevamo detto!