L’8 marzo che neanche le donne capiscono

women-traffickingdi Luigi Asero

Della Festa della Donna si è detto e scritto tutto forse, nel bene e nel male. Si è scritto delle sue origini e si è sbagliato anche su questo, la vera storia infatti non dice ciò che è stato riportato dalle cronache ma la storia di un incidente in cui nessuno cercò di bruciare vive deliberatamente delle donne “schiave”, ma è la storia di un incidente che portò con sé parecchie vittime anche fra gli uomini. Poco è cambiato, in molte parti del mondo, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ma ecco che allora non andrebbe ricordata la festa delle donne (non per questo motivo almeno) quanto piuttosto quella dei lavoratori sfruttati per il benessere di tutti. Degli imprenditori senza scrupoli e di quanti cercano il prodotto finito al miglior prezzo possibile. Ma questa è un’altra storia e non vogliamo addentrarci qui in questo discorso.

La parità cercata, oltre che business da parte spesso proprio di chi le donne le sfrutta e le umilia in ogni modo, è diventata battaglia politica da parte di donne e uomini che cavalcando qualsiasi onda emotiva mirano soltanto al successo personale.

Non voglio dilungarmi molto, soltanto sottolineare alcune anomalie che sfuggono ai più, e paradossalmente proprio alle stesse donne che troppo spesso non comprendono di far parte di questo meccanismo infernale che è la corsa al Potere.

Potrei dilungarmi in mille ragionamenti, nazionali, locali e mondiali. Un esempio: si sottolinea spesso quanto siano barbare le “pratiche” di popoli come quello indiano dove la donna è considerata un “nulla”, dove anche una bambina può essere stuprata da decine di uomini che, quasi sempre, la passano liscia malgrado la recente introduzione di una legge apposita, rarissimamente fatta rispettare proprio dalle autorità indiane. Le stesse autorità che, meramente per ragioni politiche, esigono giustizia sul “caso Marò” ma che poi dimostrano assoluto menefreghismo dell’essere umano.

Potrei ricordare che in Arabia Saudita una donna violentata da sette uomini viene punita con duecento frustate perché sarebbe stata, con il suo corpo, l’oggetto del degrado morale dei sette poveri pervertiti (e frustrati).

Potrei ricordare che ogni donna, giornalmente maltrattata dal proprio partner oggi riceverà delle mimose, così per dire che “ci tengo a te” e ti umilio e ti massacro perché sei mia e di nessun altro… così come fosse comprata al mercatino dell’usato. E quella donna, troppo spesso, si dice anche felice di esser stata ricordata. Forse, in cuor suo, felice d’esserlo stata con mimose e non con crisantemi.

E poi ci sono i risvolti politici. In Italia (ma anche all’estero) si perseguita (sì, lasciatemi il termine non vi arrabbiate) il leader di una presunta opposizione sfruttando le sue “conoscenze femminili”. Ci sarebbero mille altri motivi per farlo (partendo da certe strane frequentazioni pseudo-mafiose) ma no, sembra che l’unico argomento possibile siano le presunte escort. Così… lui sarà il donnaiolo pronto a tutto pur di aver accanto un corpo femminile in più, mentre le donne (non sante, sia chiaro) passano per l’oggetto della colpa. Come in Arabia Saudita insomma, ma consenzienti e senza frustate.

Ancora, la battaglia della Presidente della Camera, on. Laura Boldrini, che si batte perché  la lingua italiana usi la declinazione delle cariche al femminile ma poi si guarda bene dall’assumere la difesa istituzionale (e che le compete non di diritto ma di dovere) di una deputata pentastellata, Carla Ruocco, volgarmente additata da un esponente del partito di maggioranza. Insomma a favore delle donne, ma solo se “allineate”.

E poi ancora… sapete chi provvede spesso a tagliare i rami delle mimose, preparare i mazzetti, provvedere in poche ore a ché ognuno possa fare la sua “porca figura” per un giorno? Sì, le donne, spesso quelle straniere, sfruttate, quelle tipo le romene sfruttate di cui ha recentemente parlato una accurata inchiesta condotta da “L’Espresso”.

In ultimo, sui social (ma non è certo l’ultimo esempio, soltanto che ci siamo dilungati troppo) leggiamo commenti del tipo “come ogni 8 Marzo, la battaglia di quelle operaie statunitensi del 1908 sarà onorata da molte in uno strip club, oppure in una squallida cena tra donne sole” oppure “non siete Donne ma femmine col complesso di inferiorità“.

Mi fermo qui. Solo consentitemi un’ultima considerazione: partiamo da un concetto uomo/donna=essere umano. In quanto tale ogni donna, perché sia veramente festa della donna, si senta ogni giorno sé stessa, senza condizionamenti esterni, senza falsi canoni estetici, ideologici, moralisti… Ogni donna sappia che non è “più donna” se stasera esce “fra sole donne”, non lo sarà “meno” se decide di non farlo. Faccia ciò che si sente di fare, oggi e sempre, lo faccia per star bene con sé stessa e se possibile lo faccia pensando che senza le donne non è possibile pensare di fare il bene dell’umanità. Quando questo sarà compreso appieno da tutti/e, quando sarà normale pensare che un essere umano libero non si auto-condiziona sarà vera festa della donna. Per ora, scusate la venatura pessimistica, ci ri-leggiamo al prossimo anno, al prossimo 8 marzo.