Chi difende la Sicilia dall’Isis e dalla politica?

isis-libia-siciliaDi Luigi Asero

Chi difende la Sicilia dall’Isis e dalla politica? L’avamposto dell’Europa contro l’Isis nel bacino Mediterraneo è certamente la Sicilia. Per una serie di motivazioni, in primis geografiche. Eppure sembra che di questo in pochi si siano accorti. O forse a pochi interessa accorgersi. Compresi i siciliani stessi.

L’allarme è reale; dato da mesi dai cosiddetti “catastrofisti” o “complottisti” che con la serie di annunci dati dal Califfato hanno ora ragione di non esser più considerati tali ma d’aver affermato la pura e semplice realtà. Eppure appariva chiaro che lo fosse già mesi fa un pericolo reale, quando anche il siculo ministro degli Interni, Angelino Alfano, pareva non conoscere il rischio e sosteneva la sua insussistenza. Ieri, giovedì 19 febbraio, incalza l’Onu affermando che “bisogna far presto la Libia è vicina“. Già, bene. Sette in geografia.

E passiamo avanti. O indietro. Da Roma (quella Roma di cui l’Isis si è detta “a sud di…“) a Palermo dove il governatore Rosario Crocetta, anch’egli siculo, è impegnato a intestarsi ogni improbabile battaglia (a quando quella sulle formiche nane violacee?) e ad accusare chiunque provi ad accennare un “non capisco” con l’epiteto di “mafioso”, epiteto del quale nessuno ha ritenuto opportuno querelarlo, ma forse sarebbe il caso di cominciare a pensarci. Ecco… una battaglia ancora non si è intestata, anzi come fa notare il quotidiano online LiveSicilia non ha detto proprio una parola. Come se l’Isis non esistesse o almeno, come se la Libia -da Palermo- fosse più distante che da Roma. Se così fosse in geografia preferiremmo attribuirgli un “non classificato”, tanto per non prenderci la denuncia d’esser mafiosi anche noi.

Poi abbiamo il governo nazionale, rappresentato non soltanto dal siculo Alfano ma anche dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che tentenna tra un “intervento immediato” e un “soluzione politica essenziale”, dopo le sicure telefonate del premier Matteo Renzi che si è preparato a rottamare tutto. Ma la Libia no, dell’Isis non gli avevano detto nulla e così, forse, attende istruzioni. Tentennante, tanto tentennante da far pensare al comune cittadino “in che mani siamo?”.

La palla da Roma rimbalza all’Onu, che come al solito prende tempo. Lo prende perché l’Onu è così, un organismo internazionale che dovendo tutelare la pace nel mondo prende tempo in attesa di quanto deciso dagli USA. Unici veri artefici dell’Onu e del suo funzionamento. Nei fatti almeno…

La Sicilia, avamposto territoriale verso la Libia, base di droni e marines americani nel Mediterraneo con le sue basi di Sigonella e di Trapani, con le numerose (27 sembrerebbe) installazioni della US Navy sul territorio, con i suoi tesori nascosti e visibili è dunque abbandonata a sé stessa?

Chi difende la Sicilia dall’Isis e dalla politica?

E poi ci sarebbe il cittadino comune, che non comprende da chi deve difendersi e da chi sentirsi tutelato. E forse, vista la “statura” dei personaggi in campo, forse -dicevamo- è meglio così…

Luigi Asero

Appassionato di informazione scrivo per passione su diverse testate. Sempre alla ricerca della verità.