Neonata morta a Catania, malasanità? Basta?

OSPEDALE_garibaldi_nesimaDi Luigi Asero

Difficile occuparsi di un caso come quello occorso a Catania, che in queste ore sta focalizzando l’attenzione dell’Italia intera. Addirittura da interessare in prima persona il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ha espresso la sua “incredulità” in una telefonata al governatore siciliano Rosario Crocetta. Un caso che per essere compreso a fondo ha bisogno intanto la cronaca, fatta in maniera cronologica, di quelle ore. Scremata da ogni commento che ne possa influire la comprensione. Poi dopo sarà forse opportuno aggiungere altri fatti, apparentemente distanti, sulla realtà della sanità siciliana e italiana. Poi, al termine, ogni lettore potrà farsi la sua idea, opinione, puntare il dito e decidere -in cuor suo- chi va veramente condannato e da chi, cosa in assoluto più importante, bisogna “guardarsi” quando si necessita di rivolgersi a una struttura sanitaria.

I FATTI

Per raccontare i fatti dobbiamo rifarci alla testimonianza del padre della piccola Nicole, deceduta a Catania quattro ore dopo la nascita. Per insufficienza respiratoria.

Lui è Andrea Di Pietro, barista, 30 anni. Voleva il meglio per la sua futura bimba e per la sua amata moglie Tania. Hanno scelto una struttura privata, li avevano rassicurati che quella era una delle migliori, la migliore a Catania. Bella, pulita, comoda, personale eccellente. Ed è vero, così pare.

Immersa nel caotico traffico della circonvallazione catanese, di fronte alla sede del principale quotidiano catanese e forse siciliano. La “location” parla da sola. Fu scelta anche per una fiction televisiva. Anche se a dire la verità, su qualche forum specializzato sul web, qualche recensione negativa l’abbiamo trovata,  ma è il web “belli miei” e ognuno può scrivere ciò che vuole! (sic!).

Torniamo ai fatti. Papà Andrea sceglie quella clinica e tutto sembra andar bene. Parto naturale, nessuna difficoltà, la bimba esce fuori ed emette il primo, fatidico vagito. È gioia in sala parto. Dei genitori, perché il personale è abituato. Ma di sicuro un po’ di gioia c’è anche per il personale, non lo mettiamo in discussione.

Passano pochi secondi, la bimba mostra però difficoltà a respirare. Forse, si ipotizza velocemente, ha ingoiato un po’ di liquido amniotico e si sarebbe messo “di traverso”. Serve liberare urgentemente le vie aeree. Noi non c’eravamo, siamo al racconto del papà disperato. Riportiamo le sue parole (dal Corriere del Mezzogiorno) :

Indossavo anch’io un camice. Come un infermiere. Eravamo entusiasti io e mia moglie mentre i medici eseguivano le manovre, controllavano i monitor, le pressavano il ventre, fino a quando è venuta fuori Nicole e io con le mie mani ho tagliato il cordone ombelicale. Tutto perfetto. Mia moglie sorrideva, dopo i dolori. Io, felice. Pensavo fosse finita. Che cominciasse la gioia, pronti per tornarcene in camera con la nostra creatura, dopo le ovvie ansie che avevamo avuto durante la gravidanza, quando si andava per i controlli, per le ecografie. E invece il dramma è cominciato a materializzarsi un attimo dopo il parto, subito, perché la bambina, dopo il primo vagito, non rispondeva, affannata, come non respirasse.

Che ci fosse una crisi respiratoria si è capito subito. I medici dicevano che forse la bimba aveva ingoiato liquido amniotico. E io a scongiurarli di toglierglielo dai polmoni. Ci vuole una cannula, diceva uno. E l’altro la cercava senza trovarla. Ma quanto costa una cannula, una cannuccia per succhiare un po’ di liquido a una creatura appena nata? Dov’è?, chiedevo. Trovatela questa cazzo di cannula.

Intanto, la clinica è molto rinomata a Catania, diciamo che è la clinica “in” della città. Ma non siamo arrivati qui per questo. Piuttosto, perché sia Vincenzo Gibiino che il fratello Daniele, anestesista, da ragazzi, frequentavano, andavano a ballare con Tania. Insomma, compagnie di comitiva. Non vere amicizie. Ma quando s’è capito che aspettava la bimba, è capitato di incontrarsi. E Vincenzo l’ha rassicurata consigliandole di partorire nella sua clinica.

«Non c’è di meglio a Catania», assicuravano tutti. E noi a crederlo. Ma dopo stanotte, la notte peggiore della mia vita, capisco che le cose sono diverse da come ce le prospettarono. Non mi pare che siano preparati a quello che promettono, se manca perfino una cannula per liberare i polmoni di una bimba appena nata. Lassù hanno permesso che per una cannuccia morisse mia figlia. Che cos’è? Negligenza, malasanità, strafottenza? Date una risposta. Che diano una risposta assessori e magistrati. E che la diano anche su questi tre ospedali di Catania dove non si trova posto per un’emergenza, per salvare una vita. Ma a cosa serve tutto il sistema con migliaia di medici, infermieri, impiegati se poi chiami il 118 e ti dicono che l’ospedale più vicino sta a cento chilometri, ad un’ora e mezza di strada?

Torniamo alla ricostruzione dei fatti nella loro cronologia. La piccola Nicole nasce, è circa l’una della notte, il parto non presenta difficoltà, pochi istanti dopo però la bimba comincia ad avere difficoltà respiratorie. Si cerca una semplice cannula per liberare le vie aeree, non si trova. La bimba continua ad avere difficoltà e ovviamente inizia a peggiorare. I medici si rendono conto che possono fare ben poco, la struttura sanitaria non è attrezzata per la rianimazione. Nessuna struttura privata è attrezzata per la rianimazione, sia a pagamento che in convenzione. Nella struttura privata ci si cura, si riceve un’adeguata assistenza ma, in caso di problemi seri post intervento (o improvvisi) la struttura contatta il numero di emergenza 118 e trasferisce alla più vicina struttura pubblica attrezzata. Per la piccola Nicole il dramma si è consumato in più atti. Perché i medici della Gibiino provano a contattare i tre ospedali catanesi dove esistono reparti di neonatologia ma non trovano posto. Così si contatta il 118 che riesce a reperire un posto soltanto all’ospedale di Ragusa. Il tempo passa e a volte i secondi diventano “vita o morte”, figuriamoci le ore.

Chi c’era in sala parto? Il ginecologo di fiducia di mamma Tania, un anestesista, un rianimatore e un neonatologo. Équipe quindi di “tutto rispetto”, eppure qualcosa non ha funzionato come doveva, se è vero il racconto del padre che non si trovava una semplice “cannula” (che per inciso non è però una cannuccia da bibita, come si potrebbe percepire erroneamente), ma che è un presidio fondamentale in ogni struttura sanitaria e fondamentale in una sala operatoria. I medici, intuita la gravità della situazione si attivano quindi per trovar posto in una struttura pubblica e contattano in rapida successione i tre ospedali pubblici dotati di terapia intensiva pediatrica: Garibaldi (Nesima), Santo Bambino e Cannizzaro. Ma nulla, non c’è posto. Il Servizio Urgenza Emergenza Sanitaria 118 trova un posto soltanto all’ospedale di Ragusa.

Viene quindi chiamata d’urgenza un’ambulanza di un’associazione privata (anche questa non dotata di cannule?) e si avvia il percorso verso Ragusa, in territorio di Vizzini però la piccola ha una nuova e più violenta crisi respiratoria, i medici della clinica presenti sul mezzo provano un disperato tentativo di rianimazione. Non c’è stavolta nulla da fare. Nicole non ce l’ha fatta. Ora l’inchiesta è coordinata dal pm dr.ssa Alessandra Tasciotti della Procura di Catania che ha già disposto il sequestro della cartella clinica, l’acquisizione di ogni dato utile e disporrà quasi certamente l’accertamento autoptico sul corpicino della piccola che per ora è presso l’obitorio dell’ospedale “Paternò-Arezzo” di Ragusa.

Ed ecco un’altra testimonianza importante al fine di ricostruire la vicenda in tutti i suoi contorni. La nonna paterna della piccola Nicole afferma: “È inconcepibile, quello che è successo è inconcepibile…dall’una alle 4 del mattino si sia perso del tempo prezioso, forse i medici non si sono accorti che stava male“. Quest’affermazione contrasta nettamente con quanto dichiarato dal personale, tre ore (non minuti), anche tenendo conto del tempo impiegato dall’ambulanza sono veramente troppe. Per cercare la cannula? Per aver sottovalutato il danno? Per cercare aiuto presso le altre strutture?

DICHIARAZIONI DELLA STRUTTURA

Manifestiamo amarezza per la famiglia, esprimiamo cordoglio per la scomparsa della piccola. Al momento della nascita la piccola presentava condizioni di salute critiche che richiedevano la rianimazione neonatale immediata e il trasferimento in un’Unità di terapia intensiva neonatale una volta stabilizzati i parametri vitali. Eseguite tutte le procedure necessarie a supportare le funzioni vitali di base e ottenuta la stabilizzazione dei parametri si è provveduto immediatamente a eseguire la procedura necessaria al trasferimento della piccola nella più vicina e utile Utin. Solo dopo numerosi e vani tentativi, in seguito a svariate e reiterate richieste rivolte al 118, preso atto che l’unica Utin disponibile era l’ospedale di Ragusa, con un’ambulanza attrezzata privata si è trasferita la neonata“.

In merito alle “cannule non trovate” ed ai ritardi,  però, la clinica Gibiino precisa: “Le notizie circolate in queste ultime ore sono assolutamente infondate. Dagli esami autoptici emergerà che il decesso è stato causato da fattori che esulano dall’attività dei medici della struttura, che hanno fatto di tutto per salvare la vita alla neonata, utilizzando cannule e sondini immediatamente dopo la nascita… tutte le pratiche di aspirazione sono state eseguite correttamente sulla piccola Nicole che poi è stata intubata e trasferita all’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa. Le ricostruzioni errate probabilmente frutto di una ricostruzione dei fatti certamente influenzata dall’emotività che ha caratterizzato i concitati istanti susseguiti alla nascita e dalla rabbia che giustamente sta sconvolgendo i parenti delle vittime. Comprendiamo il dolore della famiglia e siamo sconvolti, ma la ricerca morbosa di una storia da raccontare è certamente controproducente, dannosa e fonte di ostacolo per il lavoro degli inquirenti e delle autorità che stanno esaminando il caso.”

 

LE ISTITUZIONI

Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Abbiamo immediatamente inviato gli ispettori in Sicilia per fare luce sulla morte della neonata a Catania. Abbiamo chiesto una relazione dettagliata e in tempi brevi…profondo sdegno per la morte della neonata, una vicenda che lascia sgomenti.” E aggiunge: “Nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza-Lea abbiamo inserito la parte prenatale come assistenza al parto. Per noi la rete di neonatologia è una priorità. Riferirò in aula del risultato delle ispezioni, che ci saranno in tempi brevi, come in tempi brevi verificherò i Lea in Sicilia a la rete neonatale“.

Assessore regionale alla Sanità, Lucia Borsellino: “È vergognoso che non si riesca a trovare un posto di Terapia intensiva pediatrica e d’urgenza per una neonata. Verificherò come sono andate le cose senza guardare in faccia nessuno“.

Presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta: “Assurdo scaricabarile. È assurdo che in tre ospedali di Catania, tra i più importanti del Sud Italia, non si sia trovato un posto letto e non si sia riusciti a liberarne uno vista la gravità della neonata. Sembra ci sia stato uno scaricabarile, assumeremo provvedimenti molto duri, a partire da domani. Chi ha sbagliato dovrà pagarla“, dopo la telefonata di “incredulità” ricevuta dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Sindaco di Catania, Enzo Bianco: “Si tratta di un episodio gravissimo, che conferma come sia assolutamente indispensabile un coordinamento non soltanto tra le strutture catanesi, che da tempo abbiamo avviato, ma tra quelle dell’intera città metropolitana. Non possiamo permettere che si verifichino simili tragedie. Quando i posti in determinati reparti specialistici si esauriscono deve immediatamente scattare un piano alternativo che consenta di trasportare il paziente nella struttura più vicina e nel più breve tempo possibile. Non si può giocare con delle vite umane e bene ha fatto l’assessore Borsellino ad avviare immediatamente un’indagine annunciando che non si guarderà in faccia nessuno. Ed è quello che chiedo anch’io“.

Il deputato del Partito Democratico, Giovanni Burtone va giù duro e presenta un’interrogazione parlamentare al ministro Lorenzin: “Chiediamo di conoscere quali iniziative intenda attivare il ministro Lorenzin in merito al gravissimo episodio della morte di una neonata a Catania e se non ritenga opportuno approfondire la questione dei punti nascita e dei reparti di rianimazione pediatrica sul territorio regionale, per garantire la massima sicurezza alle partorienti e ai neonati. Non è purtroppo il primo caso in Sicilia e più volte nell’ambito dei lavori della Commissione parlamentare sugli errori sanitari è stata sollevata dal gruppo del Pd la questione del potenziamento dei reparti di rianimazione pediatrica in particolare nelle aree metropolitane regionali a fronte di incrementi di altri reparti spesso non giustificati“.

Giovanni Salvi, Procuratore di Catania: “Ci sono iscrizioni nel registro degli indagati. Non vi dico i nomi ma si tratta dell’intera catena che si è occupata della vicenda, atto dovuto per consentire alle persone coinvolte di avere tutti gli elementi per difendersi, ma per il momento non vi sono individuazioni di precise responsabilità, si inseriscono (nell’indagine ndr) tanti aspetti: l’origine della patologia, le cure prestate alla bambina e le richieste alle strutture specialistiche, ma anche il trasporto e la gestione di ogni necessità“.

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Il posto che non c’era in nessuna struttura di emergenza a Catania. La risposta, sempre al Corriere, la dà  la d.ssa Agata Motta, dirigente dell’Utin all’ospedale Garibaldi di Catania: “I posti nelle Unità di terapia intensiva neonatale a Catania sino certamente meno di quelli che sarebbero necessari. Abbiamo ricevuto la chiamata del 118 che ci ha chiesto la disponibilità di “un posto impersonale”. Il reparto è pieno, abbiamo 10 posti letto, e non c’era la disponibilità. Ci sono dei criteri per la priorità nei ricoveri nelle Utin, fissati da un protocollo del 2014, che noi applichiamo da due anni“.

PRIME CONCLUSIONI

A Catania ufficialmente ci sono soltanto 35 posti letto per la gestione di questo tipo di emergenze, nelle strutture Utin (Unità di Terapia Intensiva Neonatale), distribuite in quattro ospedali. Due di queste sono senza primari sostituiti da pediatri, un neonatologo e un chirurgo. Questa è la prima riflessione da fare. Sembra siano veramente pochi e su questo la politica siciliana e italiana dovrebbero riflettere prima di puntare il dito contro gli ospedali colpevoli di “non avere posto”. Dovrebbero riflettere sulla politica di tagli degli ultimi anni che invece di tagliare gli sprechi (e sono tanti in ogni settore) ha deciso di tagliare tout court i posti letto, in ogni ambito compreso quello dell’emergenza neonatale.

Ma si dovrebbe aggiungere che le strutture private, tutte, andrebbero responsabilizzate in maniera forte. Perché se è vero che è più facile per il cittadino ottenere prestazioni più veloci e confortevoli rispetto alle strutture pubbliche è anche vero che spesso manca il supporto fondamentale per la corretta gestione di eventuali emergenze. Mancano infatti di terapia intensiva, rianimazione e -pertanto- di strumentazioni idonee. Ma non viene mai dichiarato in fase di accettazione dei pazienti. O meglio… è scritto nel foglio di “liberatoria” che viene fatto firmare prima della prestazione ma… qualcuno lo logge e comprende correttamente, in ogni suo significato “fra le righe”?

Ancora… l’ambulanza privata. Qui non possiamo dare certezze, non conosciamo l’associazione in questione, ma a Catania non ci sarebbero ambulanze 118 attrezzate per emergenza neonatale per cui questo tipo di servizio è delegato ad associazioni private dotate di questo tipo di ambulanze e convenzionate con il Servizio Sanitario. Giusto per sgombrare il campo da questo possibile equivoco. Il fatto che manchino i mezzi opportuni 118 non dovrebbe però spiegarlo la struttura 118 ma proprio l’assessore Borsellino o il governatore Crocetta, magari chiedendo “lumi” ai suoi illuminati dirigenti assessoriali.

E ancora, in ultimo. Non è questo il primo caso, purtroppo, e temiamo non sarà l’ultimo (avendo imparato a conoscere questo Paese dallo “sdegno di mezza giornata“). Però lo scrivente è colpito dall’improvviso accanimento proprio su questo caso specifico. Come se i politici non conoscessero i presumibili esiti della loro “spending review” e delle inefficienze del sistema Italia. Ci turba un particolare, di cui appositamente non abbiamo fatto menzione prima. Il dr. Vincenzo Gibiino, proprietario della clinica sotto il mirino della neo nazional-polemica è anche il coordinatore regionale di Forza Italia. Partito che lo scrivente non ha mai condiviso ma non si vorrebbe che il vero motivo, nascosto, di media e politici (non dei familiari di cui si comprende il dolore), fosse proprio questo. L’attacco al nome, non al sistema. Perdonatemi il dubbio.