I migranti superstiti (pochi) e i morti (tanti)

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Le bare allineate a Lampedusa nella tragedia del 2013

Ora che le testimonianze dei sopravvissuti si fanno più chiare le dimensioni della tragedia avvenuta domenica nel canale di Sicilia, l’ennesima tragedia, assumono numeri da Apocalisse. Sarebbe la seconda tragedia più grande dopo quella del 2013.

Secondo i racconti infatti, i gommoni partiti dalle coste libiche erano tre, due di questi sarebbero naufragati con tutto il loro peso di vita e di morte, pertanto il conto delle vittime recuperate assiderate (29) salirebbe a oltre 200 morti. Uomini, donne, bambini.

A travolgere i loro gommoni le onde del mare in tempesta, che ricordiamo erano alte oltre 9 metri, con mare forza otto. Spiega Carlotta Sami dell’Unhcr: “Complessivamente erano tre i gommoni con i migranti a bordo su uno c’erano anche i 29 profughi poi morti assiderati e i 76 superstiti. Su altri due gommoni c’erano più di 210 persone. Di queste ne sono state tratte in salvo solo nove“.
Il bilancio sarebbe quindi di 230 vittime. Quelle di cui si sa qualcosa almeno.

La Guardia Costiera sta pattugliando la zona alla ricerca delle salme o almeno di una prova di quanto raccolto nelle testimonianze.

AGGIORNAMENTO h 13.30 – Secondo nuove informazioni raccolte i gommoni partiti erano 4, tutti con un centinaio di persone a bordo. Di questi migranti almeno 330/350 sarebbero morti, compresi i 29 recuperati dalla Guardia Costiera. In totale sarebbero partite 420 persone, di cui 85 recuperate vive. Se così fosse i morti sarebbero in totale 335, la tragedia del mare più grande dopo quella del 31 ottobre 2013 (vedi foto) che provocò 366 vittime.

Riporta il Corriere:

Da alcune settimane eravamo in 460 ammassati in un campo vicino Tripoli in attesa di partire. Sabato scorso i miliziani (Isis ndr) ci hanno detto di prepararci e ci hanno trasferito a Garbouli, una spiaggia non lontano dalla capitale libica. Eravano circa 430, distribuiti su quattro gommoni con motori da 40 cavalli e con una decina di taniche di carburante“. Così due dei nove superstiti dell’ultimo naufragio avvenuto nel Canale di Sicilia ricostruiscono le fasi precedenti alla partenza avvenuta sabato scorso dalle coste libiche. I due sopravvissuti, entrambi originari del Mali, raccontano di avere pagato per la traversata mille dinari, circa 650 euro, ma sopratutto rivelano un particolare sconcertante: “Ci hanno assicurato che le condizioni del mare erano buone, ma in ogni caso nessuno avrebbe potuto rifiutarsi o tornare indietro: siamo stati costretti a forza a imbarcarci sotto la minaccia delle armi