Lampedusa: decine di migranti morti

sangue-nostrumDi Luigi Asero

Si ricomincia, o meglio, si continua. Non si è mai smesso a Lampedusa di salvare migranti scampati alle tragedie del mare (o meglio dell’avidità umana) e di contare morti che poi rischiano di rimanere mesi nelle celle frigorifere dei vari obitori come recentemente accaduto.

Difficile trovare parole che non siano di circostanza per l’ennesima tragedia che ha visto il canale di Sicilia protagonista negativo di quest’altra triste giornata. Si polemizza, qualcuno parla di ritardi nei soccorsi. Si prova a contare le vittime: 29 secondo l’ultimo bollettino. Assiderati.

Si muore annegati in mare, ma anche assiderati. Si muore perché tutta la politica internazionale rispetto alle migrazioni dei disperati è sbagliata. Si parte con le motovedette da Lampedusa per soccorrere un barcone che si trova alla deriva in acque libiche. Ma le autorità libiche?

Impegnate, evidentemente, in altri compiti. Come spararsi l’un l’altro in quella guerra civile che ha seguito la fine della dittatura gheddafiana. In quella guerra voluta, alimentata se vogliamo dire la verità, proprio dai Paesi occidentali. Ora in Libia, se prima si poteva contare su un minimo di regime, ora è peggio. Vige soltanto l’anarchia. E si parte da Lampedusa per soccorrere. E poi, non contenti, ci si prende pure l’accusa di aver ritardato i soccorsi. Se così fosse spetterebbe a ben altri organismi preposti stabilire la verità. A noi tocca l’ennesima cronaca della disperazione, a noi tocca dire che tra la tarda serata di ieri e la giornata di oggi un altro barcone ha inviato un sos, 29 persone di cui non sapremo mai i nomi forse, sono morte. Almeno una decina, stando alle testimonianze dei superstiti, mancherebbero all’appello. Decine di altri sono in gravi condizioni.

E altri gommoni sono stati soccorsi in mare nella stessa giornata. Diverse domande si prospettano: quanti sono partiti veramente pur con queste condizioni meteo? Chi è così infame, seppur trafficante di uomini, da prendere i soldi (diversi migliaia di dollari) e affidare al mare centinaia di anime che andranno così a morte quasi certa? Chi, da questo lato del mondo, permette che ciò accada? Perché sia chiaro. Si dovrà provare ma è evidente che qualcuno, in Europa (e probabilmente in Italia stesso) ci guadagna da questi sbarchi. Perché è evidente che le operazioni “Mare Nostrum” prima e “Triton” adesso “fanno acqua da tutte le parti”, perdonate l’atroce paradosso.

Si muore assiderati, nel mare.

Nel mare dell’indifferenza e quel gelo, prima che meteorologico, è di cuori avidi e forse inesistenti.

Nota (11/02/2015): la tragedia è maggiore, oltre 200 vittime