A Minsk, solo a certe condizioni. Putin gela tutti

merkel-putin-hollandeDi Luigi Asero

I leaders europei, sempre certi di avere una soluzione per ogni problema, dopo la missione svolta dalla Merkel e Hollande pensavano forse di averla anche per la crisi in Ucraina. Una proposta di accordo di pace portata direttamente al tavolo di Vladimir Putin. Una proposta che ha fatto dire a Hollande che se non accolta resta solo la soluzione della guerra. Una esclamazione ai media che non deve esser piaciuta a zar Putin che infatti ha poco dopo gelato tutti.

Peccato, perché la soluzione proposta sembrava aver accolto il gradimento di Putin, e un nuovo vertice era stato fissato per il prossimo mercoledì a Minsk. Soltanto che poi proprio Putin ha fatto sapere: “Sarò a Minsk, ma solo a certe condizioni”. Gelando nuovamente gli animi.

Peccato che poco prima l’alto rappresentante per gli affari internazionale dell’Ue Federica Mogherini, dalla conferenza sulla sicurezza di Monaco avesse affermato che “Non esiste alternativa alla soluzione diplomatica (riprendendo a piè pari le parole di Hollande)…Non accetteremo compromessi sulle regole internazionali e sui principi” sottolineando come i rapporti UE-Russia fossero improntati su “partnership, prosperità e sicurezza”.

Intanto minacce diplomatiche (nemmeno troppo velate però) arrivano agli Stati Uniti dal ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, che poco dopo aver incontrato a Monaco il segretario di stato Usa John Kerry avvisa gli Usa che il piano, discusso a Washington, di fornire armi a Kiev potrebbe avere conseguenze imprevedibili e minare gli sforzi per una soluzione politica alla crisi ucraina.

Putin nei confronti dell’Ucraina si comporta come un tiranno della metà del ventesimo secolo. La Russia deve abbandonare la Crimea e cominciare a rispettare le leggi internazionali“, la risposta ancor meno diplomatica del ministro degli Esteri di Londra. Risposta spontanea o “suggerita” dall’alleato Usa? Difficile la crisi ucraina, difficile dirimere una questione che ha scatenato sin troppi appetiti.

L’Italia ci prova a mediare, direttamente per bocca del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che afferma: “Non ci dobbiamo assolutamente rassegnare all’idea che la strada del dialogo sia finita. Ma se non otteniamo risultati sarà inevitabile un ulteriore rafforzamento delle sanzioni, che pure l’Italia non vuole“. Anche questa risposta, dal punto di vista diplomatico, non sembra però molto conciliante, se non nei confronti dell’alleato americano. Infatti è lo stesso ministro ad affermare subito dopo: “Gli Usa sono i nostri maggiori alleati, rispetteremo loro decisioni“.

Diplomazìa… citiamo ora il vocabolario della Treccani:

L’arte di trattare, per conto dello stato, affari di politica internazionale. Più concretam., l’insieme dei procedimenti attraverso i quali uno stato mantiene le normali relazioni con altri soggetti di diritto internazionale (stati esteri e altri enti aventi personalità internazionale), al fine di attenuare e risolvere eventuali contrasti di interessi e di favorire la reciproca collaborazione per il soddisfacimento di comuni bisogni; si distingue talvolta fra d. segreta, quella tradizionale, e d. aperta (ingl. open diplomacy) che, propugnata soprattutto dagli Stati Uniti d’America a partire dagli anni della prima guerra mondiale, è caratterizzata dalla tendenza a informare, entro certi limiti, la pubblica opinione di trattative e orientamenti di politica estera.

Interessante laddove specifica “insieme dei procedimenti attraverso i quali uno stato mantiene le normali relazioni con altri soggetti di diritto internazionale (stati esteri e altri enti aventi personalità internazionale), al fine di attenuare e risolvere eventuali contrasti di interessi e di favorire la reciproca collaborazione”.

Diplomazia quindi è Attenuare e risolvere, non “dirimere in favore di un solo contendente”. Questo va sotto altra voce: servilismo, “Disposizione a obbedire e ad assoggettarsi alla volontà e ai desiderî altrui” (sempre Treccani). Tant’è!