È guerra (non dichiarata) allo Stato Islamico

anonymousDi Luigi Asero

L’aveva detto papa Francesco, non ascoltato, non compreso forse, ma l’aveva detto. Nel mondo si combatte già la Terza Guerra Mondiale. A pezzi, ma si combatte. E si combatte con le armi di oggi. E con quelle di ieri.

Lo Stato Islamico auto-proclamato, foraggiato da chi e perché tutto da decifrare, è riuscito nella difficile missione di far aprire gli occhi a qualche persona in più. Perché è una guerra, questa, che si combatte nell’indifferenza e nell’apatia.  A colpi di video e immagini diffusi sui social network mondiali, prima visti, poi censurati, poi ripresi e rilanciati dai mass media. Una guerra di propaganda che -mai come adesso- sfrutta i mezzi di comunicazione per creare scompiglio e paura, per creare consenso e approvazione attorno ai suoi combattenti (da qualsiasi parte essi combattano), ma anche per dire e non dire ciò che accade. La paura, è che sia una guerra virtuale. Che quel sangue sia finto a volte. La paura è che il presunto sangue finto sia invece vero. E non si capisce di chi sarà la prossima testa che salterà. Perché l’Isis si è fatta conoscere con le decapitazioni, con la barbarie.

Lo Stato Islamico (o Isis appunto) mette in risalto quanto di più barbaro la mente umana sappia concepire. Con i suoi video e le sue immagini fa credere d’aver quasi inventato il terrore. Giocando -e bene purtroppo- la partita della memoria tradita. L’uomo scopre di poter avere dei simili capaci di atrocità efferate. L’uomo, ancora una volta, scopre semplicemente l’acqua tiepida.
Perché se si accorge soltanto ora delle atrocità di cui ci si può macchiare allora sarà inutile, ogni 27 gennaio, celebrare la Giornata della Memoria. Ci fu forse peggiore abominio dell’Olocausto?

Sì, se non peggiore, ma ci fu comunque. I roghi della Santa Inquisizione, l’acido con cui la mafia ha squagliato vittime, a volte anche perfettamente innocenti, a volte bambini. Le colate di cemento sotto cui parecchi cadaveri giacciono. L’uomo combatte la sua guerra ogni giorno, contro sé stesso. Contro la barbarie che, spesso in nome del “dio denaro” ne pervade ogni briciolo di coscienza.

Torniamo all’Isis. L’Occidente è riuscito a trovare un alleato, nei Paesi arabi, capace di reagire con la forza del suo esercito. Ed è un esercito di tutto rispetto quello della Giordania. Un esercito che in pochi giorni, in risposta alla barbara uccisione di un suo pilota ostaggio dell’Isis, ha già inferto durissimi colpi alle posizioni dei miliziani estremisti. Di quei jihadisti che sono ben lontani dal rispettare il Corano, che se ne fanno scudo senza conoscere neanche il significato di ciò che vi è scritto. Di quegli estremisti secondo cui gli “infedeli” andrebbero colpiti ovunque e in ogni modo. E poi colpiscono fra gli infedeli anche gli stessi musulmani.

Guerra d’immagine appunto, di terrore diffuso che minaccia l’Occidente, la capitale cattolica, la Gerusalemme delle tre grandi religioni, la sopravvivenza stessa del genere umano (stando ai fanatici proclami).

Forse l’attacco più importante, la contromossa più importante almeno, è quella che ha annunciato il famoso gruppo di hacker Anonymous che definendo tutti i profili degli jihadisti come dei “virus informatici” hanno -già in questi giorni- cancellato centinaia dei loro account, promettendo loro di continuare a cancellarli perché se loro “sono un virus, Anonymous è la cura“.
Forse gli jihadisti andrebbero eliminati con una vera guerra, ma se è vero che la loro azione di terrore è soprattutto una colossale azione di immagine tramite il web allora la contromossa di Anonymous appare come la risposta più intelligente: togliere la visibilità a chi basa il proprio operato soltanto sulla visibilità ottenuta.
Una bella lezione per i fanatici islamisti. Ma anche per i mass media mondiali…