Elezione Capo dello Stato: secondo round

Boschi-NapolitanoDi Luigi Asero

Di nuovo l’immancabile fumata nera nega il Capo dello Stato all’Italia. In questo gioco delle parti in cui si sa già che nei primi tre scrutini sarà impossibile raggiungere il quorum di 673 voti (i due terzi cioè dei 1009 grandi elettori chiamati a esprimere la loro preferenza), la consapevolezza quindi che i primi tre scrutini dettati dalla Costituzione non esprimeranno, ancora una volta, una figura veramente condivisa da tutti, non rappresentativa come sarebbe opportuno se anche l’elezione del Presidente della Repubblica non fosse puro appannaggio di partiti e giochini politici.

Avanza l’idea che il nuovo inquilino del Quirinale possa essere il siciliano Sergio Mattarella, probabilmente eletto domattina quando basterà un quorum di 505 voti e il Pd potrà votare in autonomia. Salvo pensare poi a come ricucire lo strappo con l'(ex) alleato di Forza Italia. Certo la determinazione con cui il segretario del Partito Democratico chiede l’elezione di Mattarella pare aver compattato le fila del suo partito e questo fa presumere che domani non ci debbano essere sorprese, può darsi che Forza Italia si assenti dall’Aula al momento della votazione. Eppure il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, confida in una rapida ricucitura dei rapporti spingendosi addirittura a dire “forse già sabato in aula“, mentre il sottosegretario Pd Luca Totti pensa che “le riforme possiamo farle anche da soli se Berlusconi non volesse più collaborare. E si tornerà a votare nel 2018, il buon Brunetta si metta il cuore in pace“, rispondendo all’on. Renato Brunetta che ipotizza che Renzi voglia tornare presto alle urne utilizzando quindi l’attuale legge elettorale. Ipotesi plausibile visto che l’attuale condizione di Forza Italia, la perdita di consensi del Movimento 5 Stelle e la forte ascesa di Matteo Salvini con la sua Lega 2.0 potrebbero convincere il premier che è meglio consolidare lo stato attuale per un po’ di anni.

Domani quindi dovrebbe essere la giornata decisiva, quella in cui il nome di Mattarella avrebbe, sulla carta, il sostegno dei 444 grandi elettori del Pd, il placet dei 34 di Sel e quello dei 45 votanti dei gruppi Scelta Civica e Per l’Italia.

Il resto sono strategie di opportunità, ma salvo “sorprese” da fantapolitica, i giochi -ancora una volta- sarebbero già fatti. Comunque vada…