Se non fosse Mattarella il designato?

machiavelliDi Luigi Asero

La prima giornata dedicata all’elezione del Presidente della Repubblica ha prodotto soltanto una fumata nera, prevedibile, anzi già nota, e tanta confusione negli italiani.

Sembra che il premier/segretario Pd Matteo Renzi sia stato molto chiaro, rotto il patto con Berlusconi si vota (ma soltanto al quarto scrutinio) il candidato unico scelto dal Pd Sergio Mattarella. Persona di spicco della politica italiana e certamente gradita a buona parte della cittadinanza. Eppure qualcosa sfugge…

Appare improbabile questa rottura dell’asse Renzi-Berlusconi quando ancora le incertezze sono tante. È vero che lo scoglio del Senato è stato superato e che la legge elettorale ora dovrà passare soltanto il vaglio della Camera dei Deputati dove, visti i numeri del Pd, non dovrebbe incontrare difficoltà particolari per la sua approvazione definitiva. È vero anche però che la sua entrata in vigore è prevista per il 2016. Infatti come “clausola per evitare un ritorno troppo anticipato alle urne, l’Italicum entrerà in vigore il primo luglio 2016 e si applicherà solo alla Camera dei deputati, dal momento che, nel frattempo, il Senato dovrebbe essere riformato in senso non elettivo e depotenziato”.

Qui arriva il nostro dubbio: se anche lo scoglio della sua approvazione è stato ormai superato e Renzi potrebbe, machiavellicamente, infischiarsene dell’alleanza con Berlusconi è anche vero che l’ultima parte è scritta al condizionale “il Senato dovrebbe essere riformato…”.
Cosa accade di questa riforma del Senato se i “forzisti” si vedono traditi quando pensavano di poter esprimere “la loro” sull’elezione del Capo dello Stato? Verso quali elezioni politiche si andrebbe con un Senato congelato, in stallo?

Il dubbio si insinua. La politica è per sua insita natura “machiavellica”. E dobbiamo provare a esserlo anche noi per provare a capire a che gioco si sta giocando.
Matteo Renzi ha detto di non temere i “franchi tiratori”, non teme quella “fronda dei 101” che nel 2013 bloccò l’avanzata di Prodi. Matteo Renzi è certo che non può accadere nuovamente. Eppure cosa gli dà questa certezza, quando il dissenso interno al Pd è visibile a chiunque segua un minimo di cronache parlamentari e politiche?

Allora fa capolino un altro pensieruccio, un “pensieruccio della sera”, uno di quei labirinti mentali se volete… ma lasciate che lo scriva, ben lieto -eventualmente- d’esser smentito dai fatti.
E se non fosse Mattarella il designato neo Capo dello Stato? Se si spendesse il suo nome solo per ottenere la sana attesa dei franchi tiratori che di fronte a tal nome resterebbero buoni proprio perché certamente persona gradita, di indubbia personalità?
Se alla quarta votazione i veri franchi tiratori fossero quel Pd di Renzi e quei forzisti di Berlusconi uniti in un nome che raggiungerebbe facilmente la maggioranza dei 505 voti necessari?
Un nome mai fatto o un nome già noto… Chi vivrà vedrà, questa, almeno questa la vedremo presto. Fra tre scrutini.

Tant’è… a volte si vive di fantapolitica. O Realpolitik.