Il giorno della Memoria che non va perduta.Mai.

WAR & CONFLICT BOOK ERA:  WORLD WAR II/WAR IN THE WEST/THE HOLOCAUSTdi Luigi Asero

La data del 27 gennaio è ormai da quel primo 27 gennaio 2006 “giorno della Memoria”, così come designato il 1º novembre 2005 dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Quest’anno ricorrono esattamente 70 anni dal 27 gennaio 1945, data in cui le truppe dell’Armata Rossa entrarono e liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, eletto a luogo simbolo.

Perché si comprenda meglio riportiamo una veloce ricostruzione tratta da Wikipedia su questa data simbolo, e sul campo di Auschwitz:

La scelta della data ricorda il 27 gennaio1945 quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (in tedescoAuschwitz) scoprendo il tristemente famoso campo di concentramento e liberandone superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidionazista.

Ad Auschwitz, circa 10-15 giorni prima, i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con loro, in una marcia della morte, tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono durante la marcia stessa.

L’apertura dei cancelli di Auschwitz mostrò al mondo intero non solo molti testimoni della tragedia ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento utilizzati dentro a quel lager nazista.

Non ci dilunghiamo nel riportare fatti che sono ormai di dominio pubblico e sui quali tante persone, giovani e meno giovani, avrebbero da meditare per almeno altri 70 anni.

Cosa significa oggi “Memoria”? Perché il punto non è commemorare, ma comprendere cosa accadde in quell’infausto periodo storico, comprendere come la storia a volte si ripresenta atrocemente. Comprendere il passato è fondamentale per capire il presente e, soprattutto, per evitare che -come troppo spesso avviene- “la storia si ripeta”.

shoahCosa fu l’Olocausto? Per comprendere a fondo il termine dobbiamo far riferimento alla sua versione ebraica “Shoah”, che significa catastrofe, distruzione.
L’Olocausto significò 6 milioni di persone uccise, nei modi più brutali che mai essere vivente (“umano” ci parrebbe vera forzatura linguistica e intellettuale) abbia concepito.

Perché le nuove generazioni devono capire cosa accadde? Non sarebbe meglio forse dimenticare tutto e far in modo che nessuno ne parli più? No, sarebbe il modo peggiore per archiviare quel periodo storico. Le nuove generazioni devono invece sapere, devono (sebbene ormai soltanto moralmente) poter “processare” quegli uomini per i quali il giudizio degli uomini non sarà mai sufficiente, quegli uomini per i quali il giudizio di Dio probabilmente sarà implacabile in eterno. Perché non si abbia mai una nuova Shoah. Perché un giorno si possa dire con soddisfazione che l’Umanità ha capito e compreso, e non rifarà quell’errore.

L’errore non fu uno solo. Ci fu la ferocia nazista, certo. Ma ci fu anche il lassismo dei vili, di quanti pensarono di poter averne un tornaconto personale. Ci fu, se volete, forse anche la voglia in certi ambienti di distruggere un popolo che da sempre è apparso (a torto) cinico e avaro.

Anche lì si usò, fra gli altri, il pretesto religioso “non riconobbero in Gesù il Messia”. Ma dove è scritto che Gesù potrebbe mai riconoscersi in tali atroci seguaci?

Fu un capitolo oscuro. È un capitolo ancora attuale. Israele, recentemente, teme di nuovo per l’incolumità del suo popolo. Sbaglia Israele. Sbaglia ogni volta che, seppur giustamente reagendo agli attacchi, esagera nelle sue reazioni. Sbaglia con questa sua rinnovata voglia di chiudersi dentro i suoi territori. Con i suoi cittadini quasi prigionieri della propria aspirata Libertà.

Sbaglia il mondo quando condanna Israele per le sue reazioni esagerate, ma non si chiede “chi” sta armando i suoi nemici. Sbaglia il mondo quando ritenendo chiuso quel periodo pensa che non possa ripetersi mai più, sol perché ogni 27 gennaio è il “giorno della Memoria”.

Sbagliano i grandi quando, a causa dell’attuale crisi diplomatica, escludono dalla ricorrenza ufficiale quel Vladimir Putin che rappresenta, piaccia o meno, la progenie di quell’Armata Rossa che liberò parecchi campi di concentramento e che grande ruolo ebbe nell’azzerare i nazisti dell’epoca. Sbaglia perché il presidente rappresenta il suo popolo e così l’escluso è l’immenso popolo russo.

Sbaglia infine chi ritiene che oggi i nazisti non esistano più. No, i nazisti no, e a scanso di equivoci chiariamo che la Germania, ogni tedesco, patì il nazismo come ogni altro popolo. Fors’anche più. La Germania ha dovuto faticare dieci volte di più per mostrare al mondo che Germania non è uguale nazismo.

Sbaglia però, e lo diremo con forza oggi e ogni giorno necessario, chi ritiene che il nazismo non esiste più. Esiste in ogni forma in cui si pensa di annientare un popolo, una cultura, una razza. Esiste in ogni essere umanamente spregevole che arma le mani di ogni nemico che all’annientamento altrui aspira. E allora per favore, ogni 27 gennaio parliamone, ma ogni santissimo giorno Ricordiamo.

Scrisse Primo Levi (riferendosi ai fascisti e ai nazisti dell’epoca): “Hanno dimostrato per tutti i secoli a venire quali insospettate riserve di ferocia e di pazzia giacciano latenti nell’uomo dopo millenni di vita civile, e questa è opera demoniaca“, ma scrisse appunto “giacciano latenti nell’uomo”, non in un popolo specifico. E lui, di Shoah, fu veramente grande intenditore, e vittima.