Inizia il round finale per affossare la Sicilia

La Sicilia vista dallo spazio, immagine particolare in cui sembra esser presa a calci dall'Italia

La Sicilia vista dallo spazio in una fotografia particolare nella quale sembra esser presa a calci dall’Italia

Di Luigi Asero

È iniziata oggi all’Ars (Assemblea Regionale Siciliana) la discussione sul ddl regionale che prevede l’impegno a chiedere un prestito per poter ripianare i debiti con le imprese. La richiesta di mutuo sarebbe pari a due miliardi di euro (per chi ragiona in lire, tanto per avere un’idea siamo a circa 3.872 miliardi e 540 milioni delle vecchie lire) e secondo l’assessorato regionale all’Economia rappresenterebbe la condizione essenziale per la stesura della manovra finanziaria (sic!). La Regione si impegnerebbe, o meglio impegnerebbe i siciliani tutti (viventi e futuri), a coprire le rate con il mantenimento delle aliquote Irpef e Irap regionali (o nuove/sostitutitve tasse e imposte) al massimo tasso previsto dalla legge. Questo appunto per almeno 30 anni, cioè per i successivi 360 mesi! Ma attenzione, il ddl che ha già avuto il via libera della Commissione Bilancio, prevede una “clausola di salvaguardia” grazie alla quale sarebbe (condizionale obbligatorio) possibile usare eventuali “avanzi di bilancio” (una barzelletta in Sicilia) per ridurre la tassazione, a partire dal 2017. Si prevede che entro la data in cui si procederà alla votazione per il nuovo Presidente della Repubblica il ddl sarà già stato convertito in Legge Regionale.

Facendo quattro conti con il classico sistema “della mamma”, magari poco radical-chic, magari non da economisti, ma di economisti pronti a salvare l’Italia (e conseguentemente la Sicilia che ne è una delle maggiori regioni) abbiamo già avuto illustri esempi. E preferiamo tornare ai conti “della mamma”… Dicevamo che facendo un po’ di calcoli, se il gettito previsto di Irpef e Irap dovrà servire a pagare le trentennali rate dell’immane mutuo richiesto ben poco potrà rimanere per i servizi essenziali da erogare, nulla certamente per parlare di Sviluppo dell’Isola.

Sostenere poi, in un periodo di crisi quale quello attuale, che ci sono ben trent’anni e tutto può migliorare è come giocare alla roulette russa contando sul fatto che nel caricatore ci sia un solo proiettile, ma continuando imperterriti a premere il grilletto.

Qualche osservazione: che beneficio avranno quelle imprese siciliane che saranno (forse) pagate di quanto spettante già da anni, cifre spesso anticipate dalle banche e quindi che vedranno a stento transitare sul conto per andare subito ad estinguere i finanziamenti ottenuti (sui quali hanno già pagato e devono pagare tasse) e che poi, con Irpef e Irap, saranno massacrate per trent’anni su ogni loro futuro reddito?
Quante di queste imprese resisteranno alla crisi, alle tasse nazionali, ai diktat di “ce lo chiede l’Europa” e, non scordiamolo, pure della mafia?

A questo punto ci torna in mente un lungo articolo postato proprio nei giorni scorsi dal quotidiano online “La Voce di New York” giornale italiano fatto negli Usa (e gli americani sono sempre ben attenti sulle questioni finanziarie), un articolo a firma di Giulio Ambrosetti che riprende le parole di un economista palermitano, Massimo Costa. L’articolo parla addirittura di “profezia: la Sicilia fallirà tra pochi mesi, ci sarà la catastrofe sociale”, riprendiamo giusto le parole di Massimo Costa dell’incipit:

E’ stato l’anti-siciliano Matteo Renzi a voler chiudere definitivamente i conti. Lo scippo dei fondi nazionali, l’esclusione da ogni investimento nel decreto sblocca-Italia… Prepariamoci al collasso dei servizi pubblici, ai senza reddito, ai disordini e all’insicurezza. Con Renzi bisognerà ringraziare anche il presidente della Regione, Rosario Crocetta!

Estraiamo poi qualche frase, ma ripetiamo che è preferibile leggere l’intero articolo.

Secondo il docente universitario, la recente abolizione del Commissario dello Stato per la Sicilia da parte della Corte Costituzionale non è una vittoria dell’Autonomia. L’Ufficio del Commissario dello Stato si pronunciava sulla costituzionalità delle leggi approvate dal Parlamento siciliano. Se le giudicava incostituzionali le impugnava davanti la Corte Costituzionale, che veniva chiamata a pronunciarsi sulla legge approvata dal Parlamento dell’Isola.

Il professore Costa si sofferma, poi, sul Bilancio provvisorio approvato qualche giorno fa dal Parlamento siciliano. Per rendere chiaro il concetto ai lettori americani, vi diciamo subito che il Governo nazionale, negli ultimi due anni e un mese ha tolto alla Regione siciliana (che, come spesso scriviamo, è Autonoma, un po’ come uno Stato Usa) 5 miliardi di euro. La Regione aveva già un ‘buco’ di 2 miliardi di euro per la metà coperto con un mutuo. In pratica, il ‘buco’ totale nel Bilancio di cassa della Regione siciliana ‘viaggia’ tra 5 e 7 miliardi di euro!

Ecco qui. Se non aveste ancora capito l’antifona allora, credeteci, siam messi male. Ma siamo certi che avrete capito, c’è un piano per affossare la Sicilia. E comunque, disse il buon siciliano Luigi Pirandello “così è, se vi pare…”