Suicidato il procuratore argentino che accusò la presidente

Il procuratore Alberto Nisman, trovato misteriosamente "suicida"

Il procuratore Alberto Nisman, trovato misteriosamente “suicida”

Mistero a Buenos Aires dove il procuratore Alberto Nisman è stato trovato morto, pare si sia suicidato. Il procuratore proprio la scorsa settimana aveva accusato la presidente Cristina Fernandez de Kirchner d’aver intrattenuto accordi segreti con le autorità di Teheran.
A queste conclusioni pare fosse giunto dopo anni di indagini in merito a un attentato, compiuto nell’ormai lontano 18 luglio 1994 contro la “mutua ebraica” di Buenos Aires, attentato che provocò la morte di 85 persone e un centinaio di feriti. Il mandato per le indagini gli fu conferito proprio dal marito dell’attuale presidente a sua volta presidente argentino in quel periodo.

Il sospetto avanzato da Nisman è che l’attuale presidente argentina si fosse resa colpevole d’aver occultato prove contro i servizi iraniani e di Hezbollah libanesi, concedendo di fatto una sorta d’immunità per il crimine compiuto e che lo abbia fatto per ottenere forniture di petrolio in un momento di forte crisi che rischia di riportare nel baratro la già debole economia statale.
Oggi, lunedì, avrebbe dovuto presentare in Parlamento i dettagli delle sue accuse e avrebbe chiesto -probabilmente- che proprio la presidente ed altri esponenti politici rendessero testimonianza giurata. Come anticipato però, intorno alle 4 del mattino è stato trovato morto. Accanto a lui una pistola calibro 22. Nei giorni scorsi aveva detto Nisman: “Posso uscirne morto da questo”.
Intenzione di suicidarsi? Appare improbabile, semmai forse un messaggio nemmeno tanto velato agli inquirenti, che ora non si sentono di escludere piste differenti dal suicidio.

Delle indagini è ora incaricata la procuratrice argentina Viviana Fein che si premura di sottolineare come in questa delicata fase delle indagini occorra “prudenza” e di non poter pertanto azzardare alcuna ipotesi.

Quella strage, certamente, ha mosso enormi interessi. Le cronache dicono che già in passato un disertore iraniano accusò l’ex presidente Carlos Menem d’aver coperto la strage dietro il pagamento di dieci milioni di dollari depositati in due trances, la prima addirittura anticipata (evidentemente, qualora fosse vero) per non far nulla affinché fosse impedita. Anche Menem era nel mirino del procuratore. Ora tutto forse, nella più completa nebbia, dovrà ricominciare.