Anche la Turchia nel mirino dei jihadisti

Diana Ramazanova, giovane vedova kamikaze, incinta al momento della morte

Diana Ramazanova, giovane vedova kamikaze, incinta al momento della morte

Dopo l’attentato, passato quasi inosservato per i contemporanei fatti di Parigi, che ha causato la morte di un uomo all’interno di un commissariato di Polizia a Istanbul, attentato operato da una giovane donna kamikaze lo scorso 6 gennaio, oggi la Turchia è scossa da altir fatti gravi.

Due persone sono infatti morte e quattro sono ferite a seguito di un’esplosione avvenuta durante le operazioni di manutenzione di una centrale elettrica. Le cause non sono al momento certe e non si parla apertamente di attentato, ma è sintomatico che la polizia turca ha trovato, sempre oggi e sempre a Istanbul, tre ordigni. Uno è esploso ma senza causare vittime, altri due sono stati disinnescati in tempo. Una bomba è esplosa vicino a un altro centro di distribuzione della corrente elettrica nel distretto di Fatih. Una delle bombe che sono state fatte brillare dalla polizia era sotto alla statua di Mustafa Kemal Ataturk, il fondatore della moderna Turchia, a Maltepe. Un’altra granata è stata trovata alla fermata di un autobus a Sultangazi.

Intanto, secondo l’intelligence turca, sarebbero circa tremila i fiancheggiatori dell’Isis in Turchia e circa 700 i turchi jihadisti che combattono in Syria e Iraq insieme alle truppe del Califfato autoproclamatosi Stato Islamico.

La donna kamikaze, Diana Ramazanova, che invece si era fatta esplodere all’interno di un commissariato a Sultanahmet, come anticipato nell’articolo, lo scorso 6 gennaio era una diciottenne originaria della repubblica russa del Daghestan e vedova di un miliziano dell’Isis, Abu Aluevitsj Edelbijev (un cittadino norvegese di origine cecena), ucciso in Siria. La donna era incinta.