Greta e Vanessa libere, riscatto e polemiche

greta-vanessaDi Luigi Asero

Con questo twet l’account ufficiale di Palazzo Chigi annuncia la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze cooperanti in Siria che erano state rapite e per le quali era stato lanciato un appello. Grande la gioia dei familiari, ma le polemiche sono ora aspre.

— Palazzo_Chigi (@Palazzo_Chigi) 15 Gennaio 2015

Conviene fare un passo indietro e riepilogare un po’ la storia. Greta ha 20 anni, è studentessa universitaria ed è originaria di Besozzo, volontaria della Croce Rossa con già precedenti esperienze di volontariato internazionale in Zambia e in India. Vanessa ha 21 anni, è originaria di Brembate, studia mediazione linguistica a Milano e conosce già arabo e inglese. Insieme a Roberto Andervill, 47enne si conoscono partecipando ad alcune manifestazioni in sostegno del popolo siriano e decidono (sic!) di fondare una nuova onlus, il progetto “Horryaty”, che si propone di raccogliere aiuti destinati alla popolazione siriana. Era gennaio 2013. Già in febbraio, sempre 2013, compiono un primo viaggio passando per la Turchia, torneranno in Siria nel luglio 2013 portando nuovi aiuti. Questa volta però, al terzo giorno di permanenza, il 31 luglio, sono rapite da un gruppo ribelle aAbizmu. Notizie si accavallano, c’è chi parla di un gruppo jihadista, fonti dell’intelligence smentiscono parlando di un semplice gruppo criminale. Avrebbero comunque conosciuto su internet il presunto “attivista” siriano che le ha attirate in trappola nella località del rapimento. Per un periodo non si hanno informazioni, la Farnesina attiva i suoi canali ma -come da prassi- poco filtra all’esterno per non compromettere le operazioni diplomatiche. Il primo gennaio 2015 la svolta, drammatica per le famiglie. Un video su Youtube le ritrae con un velo e una veste nera a lanciare un appello per il loro rilascio. L’appello è rivolto direttamente al governo italiano. Un esponente del Fronte Al Nusra che le tiene prigioniere conferma a un’agenzia di stampa la veridicità della richiesta. Oggi la svolta, e a breve le due ragazze dovrebbero rientrare in Italia. La Farnesina, soddisfatta per il lavoro svolto, si sta occupando già dell’organizzazione delle operazioni per il rimpatrio. In questi mesi, e in questi ultimi giorni le polemiche sono comunque fioccate. Soprattutto per quanto riguarda il riscatto richiesto. Qualcuno dice che siano stati pagati 12 milioni di dollari, ma la notizia è da confermare. All’aeroporto militare di Ciampino, nella notte, sarà presente il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che accoglierà in patria le due cooperanti. Come detto non mancano le polemiche per il pagamento del riscatto. Le due ragazze sono state certamente imprudenti (e nessuno può offendersi di ciò), forse anche un po’ “troppo sempliciotte”, la cooperazione, il volontariato sono esperienze stupende ma che in determinati casi richiedono grande preparazione e quella preparazione deriva da anni di attivismo sul campo, non da soli. Certamente hanno messo in seria difficoltà l’operatività della Farnesina che -piaccia o meno ai “polemisti di professione”- ha lavorato bene e se anche avesse accettato il pagamento di un così cospicuo riscatto, possiamo affermare che la vita non ha prezzo e che bene è stato fatto. Ciò che ci verrà puntualmente ribattuto è che nessuno ha detto loro di farlo. Già. Nessuno lo ha fatto, e già questa è una falsità, ma il punto è uno ancora più netto: quante spese sostiene lo Stato per situazioni i costi della droga, dell’alcool o di altre devianze? Qualcuno dice forse alla gente di drogarsi o bere? (Avete presente ciò che accade ai “rave partu”?). No, non lo dice nessuno, ma lo Stato è costretto a spendere ben di più di 12 milioni. Eppure da parte di ogni cittadino questo è sentito come un dovere dello Stato. Ecco: anche salvare due ragazze, forse “sempliciotte” lo è, loro almeno hanno provato a fare del Bene. Altro discorso è se invece ora si chiede, e mi sembra opportuno, ai ragazzi di non avventurarsi in altre simili avventure. Principalmente perché il miglior modo di aiutare gli altri è salvaguardare -in primis- la propria stessa vita. Ed è evidente che oggi, in questo periodo storico, la situazione globale è molto calda. Ci sono molti modi di aiutare. Bisogna organizzarli meglio. Non con partenze improvvise a mezzo di improvvisare onlus “da strada”. Pertanto, bentornate Greta e Vanessa, ma per cortesia: ora calmatevi un attimo. Anche l’Italia ha bisogno di voi, siate brave.