La “fabbrica dei bambini”, l’orrore degli uomini

fabbrica_bambiniDi Luigi Asero

Questa notizia, nella parte di cronaca, la riportiamo con le esatte parole de “il  Giornale” da cui la apprendiamo a questo link:

Ancora orrore. Stavolta arriva dalla Cina la notizia del ritrovamento di una vera e propria fabbrica di bambini.

Come riportato dal sito del Daily Mail, la “produzione” illegale di bambini è stata smantellata. Il destino di tutti i minori era quello di essere venduti al mercato nero internazionale di neonati. Molte delle mamme che mettevano al mondo bambini erano malate di Aids e in molti casi hanno trasmesso il virus ai neonati innocenti.

Nel zona sud della Cina sono stati trovati 37 bambini costretti a vivere tutti in una casa in pessime condizioni igienico-sanitarie e malnutriti. Sono oltre cento i trafficanti di bambini individuati ed arrestati dalle forze dell’ordine cinesi. La banda offriva denaro alle donne per restare incinta e partorire. Una volta venuti al mondo i neonati venivano per poi lasciati nelle mani dei malviventi che provvedevano a venderli in tutto il mondo. Molti dei bambini appena nati venivano spesso nutriti con cibo non adeguato, come spaghetti da asporto e avanzi.

Ora arriviamo a quanto vorremmo semplicemente limitarci a commentare: tutti, nella lettura di questo articolo, di questa “fabbrica dei bambini”, cercheranno la pagliuzza, cioè orrori che vengono quotidianamente perpetrati in Paesi come la Cina (non solo la Cina però, sappiatelo bene…) e si fermeranno a guardare il dito che punta verso un obbiettivo. Si vedrà insomma il dito e non l’obbiettivo.
Ma quando c’è un mercato nero (o legale come nel caso delle armi), è più abietto chi “produce”, quindi i trafficanti cinesi, le “mamme” riproduttive, la “catena distributiva” o bisogna ricordare che per vendere un prodotto (e questo erano i poveri bambini in questo caso) è fondamentale che ci sia chi compra?

Perché altrimenti cadremo sempre nello stesso errore, come la prostituzione in strada per la quale tutti i benpensanti si indignano dello “schifo” ma non comprendono che è grazie ai concittadini-clienti che quello “schifo” è possibile.
La domanda, senza risposta sembra, rimane la stessa: dov’è vuol arrivare la cosiddetta “umanità”?

Rispondeteci per favore, commentate se credete, cerchiamo di comprendere insieme cosa sta accadendo a questo mondo perché uno ne abbiamo, per noi e per i nostri figli. Diteci cosa vogliamo lasciare, così, per saperlo…