Parigi sconvolta, l’attentato che cambia l’Europa

attentato-Parigi-7 gennaio 2015(3)Di Luigi Asero

Le notizie sono tante, tantissime, si accavallano minuto dopo minuto da Parigi, dalle redazioni di ogni giornale che oggi si riconosce in quella redazione decimata dalla follia religiosa o presunta tale. Presunta sì, perché i dubbi si accavallano. In un primo momento si è pensato che fosse la reazione di alcune schegge dell’Isis a una vignetta pubblicata proprio dal giornale satirico Charlie Hebdo circa 45 minuti prima l’attacco. Ma ci permettiamo ora di avanzare un dubbio in merito a questa prima interpretazione. L’attacco non appare compiuto da balordi esaltati, la preparazione tattica sembra di tipo militare. Certamente Charlie Hebdo è un giornale satirico da tempo nel mirino dei fondamentalisti, ma appare lo stesso come una tragica coincidenza, e nulla più, la pubblicazione di quella vignetta. Nemmeno un’ora prima. Pare che la vignetta, amaramente profetica (destino cinico) recitasse più o meno così: “Ancora nessun attentato, c’è tempo” riferendosi al 2015 da pochi giorni iniziato. Pochi minuti dopo sarebbero morti tutti, o almeno la gran parte.
Eppure una vendetta non si può preparare in così poco tempo, il commando appare spietato nel video (che ci rifiutiamo di pubblicare, per quanto ormai di dominio pubblico) dell’esecuzione del poliziotto. Il commando agisce sì in gran fretta, ma non pare avere quelle incertezze tipiche di un’azione improvvisata.

attentato-Parigi-7 gennaio 2015(4)Non solo, manca, se possiamo dirlo, quella determinazione al “martirio” tipica invece dei fondamentalisti islamici, anzi gli attentatori sembrano ben attenti a colpire senza essere colpiti. E cercano di non essere individuabili, si presentano con passamontagna e nel salire in macchina per la fuga stanno attenti a prendere da terra un oggetto appena perso, come se appunto non volessero lasciar traccia di sé stessi, si allontanano a bordo di una Citroen C3 rubata ma poi cambiano auto, un’auto pronta e sconosciuta alle forze dell’ordine.

Per carità, non ci alleiamo a teorie del complotto (di cui peraltro fino a questo istante non abbiamo letto, ma c’è tempo anche per questo…), però rileviamo che il modus operandi non pare in ogni caso quello di una reazione improvvisa.

“Charlie Hebdo” sembra un luogo simbolo, la redazione di un giornale satirico da sempre non docile nei confronti degli estremisti islamici. Un modo per dire “con noi non si scherza”, e lo avevano già “detto” nel 2011 quando con un incendio distrussero la stessa redazione. In quel caso non uccisero, si “limitarono” a distruggere il luogo. Stavolta no, stavolta la determinazione era una soltanto: sterminarli.

Troppa determinazione se consideriamo quanto siano attenti i controlli nei confronti di certi ambienti, infatti diversi attentati nei mesi scorsi sono stati sventati. Oggi no, e non c’era neanche sentore che potesse verificarsi. Cosa che ha determinato l’effetto sorpresa e l’altissimo numero di vittime. Una strage di redattori, vignettisti (ben tre), impiegati e poliziotti. Eppure qualcosa ci sfugge…

Di certo c’è una sola cosa, è il 7 gennaio, il nuovo anno comincia con un diverso assetto per l’Europa intera. Una prima rivendicazione di Al Qaeda, l’ombra dell’Isis… Nessuno è più al sicuro, hanno dimostrato con questo attentato di poter colpire come vogliono e dove vogliono senza nemmeno ricorrere al personale “estremo sacrificio”. Non si cada nell’errore di una nuova “guerra fra religioni”, questa è una guerra tra Bianco e Nero, tra Buoni e Cattivi, tra pacifisti ed estremisti.Tra Poteri, dove anche il popolo, i popoli, sono un Potere enorme, anche se fingono di non saperlo. Serve Unione, dialogo, comprensione. Serve tornare a vivere.

Quanto accaduto oggi deve far riflettere non solo Parigi e l’Eliseo ma l’intera Europa. Per questo oggi, “Charlie Hebdo”, siamo noi tutti. Nessuno escluso.