Il comune virtuoso che bisogna sciogliere

PontinvreaDi Luigi Asero

La storia la racconta su Liberoquotidiano Antonio Castro. Parliamo di un comune ligure di 850 anime, governato (sembrerebbe bene) da una lista civica. Il comune è quello di Pontinvrea in provincia di Savone e il suo sindaco è un ristoratore, Matteo Camiciottoli.
Sembra una storia fra tante, di persone che fanno il proprio dovere e che, con gli esigui mezzi di un piccolissimo comune riesce a portare la raccolta della differenziata dal 20 al 64% e a far risparmiare così tanto all’amministrazione comunale da poter esonerare i suoi cittadini  dal pagamento delle odiate Imu, Tasi e Tari sulle prime case. Il tutto condito da un “avanzo di bilancio” (attenti perché non è un’espressione che si trova facilmente nei bilanci comunali) di quasi 50 mila euro. Poca roba si direbbe, ma commisuriamola alle finanze di un piccolissimo comune, un borgo, e pensate una politica del genere applicata a comuni di medie dimensioni che effetto avrebbe sulle finanze locali e statali.

Il miracolo dei 50 mila euro è dovuto alla differenziata (che ne ha fatto risparmiare ben 30 mila) e a una politica accorta contro ogni possibile spreco. Risultato: nessun servizio ai cittadini è venuto meno e sin dal 2012 le tre famigerate tasse locali non sono state applicate, con un bel risparmio per le famiglie.

Storia di buona politica e ottima amministrazione? Sì, ma non solo. Sembra una fiaba nell’Italia degli sprechi e come in ogni buona fiaba almeno un orco o una strega cattiva dobbiamo incontrarla. Così anche Pontinvrea vive ora il suo incontro con l'”orco”.

Matteo Camiciottoli

Matteo Camiciottoli

Sì perché il sindaco Matteo Camiciottoli (rieletto con ben il 97% dei voti) ha avuto l’ardire di opporsi alla fusione con i comuni limitrofi, innanzitutto per non rischiare di veder vanificati i buoni risultati coneguiti. Ma la matrigna burocrazia invia ora, anzi nei prossimi giorni, un commissario ad acta di nomina prefettizia per “associare le funzioni amministrative, dall’anagrafe alla ragioneria“, cioè tradotto dal burocratichese all’italiano pratico “imporre l’accorpamento rifiutato da tanto solerte e zelante buon amministratore”, non sia mai che dia il cattivo esempio facendo comprendere che amministrare bene si può.

La prefettura, per carità, è legittimata a compiere l’atto, lo prevede il decreto Delrio sull’accorpamento che anzi fissava allo scorso 30 dicembre il termine ultimo. Così nei prossimi giorni arriva il commissario ad acta incaricato e avvierà la fusione fra i comuni.

Secondo il sindaco in carica “Le unioni consociate smontano poteri e funzioni dei paesi con problemi di gestione, risorse e costi aggiuntivi, come riferito dalla Corte dei Conti in audizione alla Camera. Il progetto viola l’articolo cinque della Costituzione. Essendo inemendabili i primi dodici punti della Carta costituzionale, i nostri legali sono pronti a ricorrere al Tar“.

In più il sindaco con la giunta comunale hanno aderito a una causa contro la presidenza del Consiglio e il Ministero degli Interni al fine di dichiarare l’incostituzionalità della tassazione sulla prima casa “con violazione degli articoli 2, 3, 42, 47 e 53 della Carta Costituzionale”. La prima udienza in primavera presso il Tribunale di Genova.

La buona politica si potrebbe fare, basterebbe imitare sindaci come quello di Pontinvrea. Basterebbe…