2015 L’anno che verrà

2015

Di Luigi Asero

Dopo alcuni anni di stasi il nostro sito è ripartito, senza più fermate questa volta. Troppo poco il tempo, un mesetto, per tracciare un nostro bilancio, per cui ci limitiamo a ringraziare quanti hanno deciso di seguirci su questo sito, come sui canali “social” di Facebook, Twitter, Youtube e Google Plus.

Un bilancio di questo anno che va via, il 2014, lo traccia bene il carissimo amico Salvo Barbagallo con il suo editoriale pubblicato questa mattina su “La Voce dell’Isola”, parlando di un anno da dimenticare, di cui poco resterebbe da ricordare, se non fosse che le conseguenze delle dissennate decisioni politiche ed economiche un peso sull’anno che verrà lo lasceranno. Eccome se lo lasceranno!

Citiamo alcuni spunti da questo editoriale:

Noi vorremmo toglierci dalla mente l’immagine del premier col gelato in mano che insegue (non sappiamo quanto metaforicamente) la Merkel.

Noi vorremmo annullare l’immagine di un Presidente della Repubblica che vuol tornarsene a casa, ma poi è costretto a restare al suo posto per il bene comune (?).

Noi vorremmo avere una spugna in mano e togliere dalla nera lavagna il PD di Mafia Capitale.

Noi non vorremmo più pensare agli immigrati che hanno lasciato la loro vita nelle acque della Sicilia, ma non possiamo perché l’anno che verrà sicuramente altre vittime porterà e sappiamo che tutti grideranno al “destino crudele”, mentre siamo consapevoli che il “destino” non c’entra.

Noi preferiremmo ignorare la presenza del presidente della Regione Siciliana, ma sappiamo che non è possibile perché fra poco più di 24 ore, con l’anno nuovo, sarà ancora alla guida di un governo (inesistente) che di certo non pensa alla salute della collettività.

 

C’è molto altro da lasciare in archivio in quest’anno. Poche sono state le cose di cui si possa avere un pizzico d’orgoglio. Fra le ultimissime proprio l’abnegazione dei soccorritori italiani nelle pessime condizioni che hanno portato a salvare comunque un consistentissimo numero di vite umane dopo l’incendio del traghetto Norman Atlantic.

Per il resto c’è veramente poco, fra i “grandi eventi”, che meriti menzione. C’è veramente poco nel vuoto di un 2014 passato fra promesse (mai esaudite) di mirabolanti imprese volte a uscire dalla crisi e provvedimenti miranti solo a stroncare il poco che è rimasto di lavoro, imprese e risparmi italiani. E non è certo questione di fare i “gufi” come più volte il premier auto-incaricato ci ha ammonito.
O meglio, se “fare i gufi” significa essere realisti allora sì, siamo quasi tutti gufi. “Gufiamo” insieme…

Vorremmo tanto augurare un prospero e felice 2015, vorremmo tanto sapere che ci stiamo sbagliando. Ma i fatti (ciò che conta alla fine di tante vuote parole) ci dicono soltanto questo: il 2015 rischia di essere peggiore del precedente e questo ci consola poco. A livello nazionale come a livello mondiale.

Un ricordo va a quanti, troppi, hanno perso la vita in questa “terza guerra mondiale a pezzi” (parole di papa Francesco) che coinvolge il 90% del mondo. Tra crisi economica, simil “primavere arabe”, estremismi fomentati dai “poteri forti”, virus e fame, migranti attratti con l’illusione di una vita migliore senza specificare loro che non si tratta della loro “vita migliore” ma di quella di chi gestisce il business della disperazione.

E perché no? Un ricordo a quelle famiglie in difficoltà cui, sempre il business della disperazione, ha tolto anche i figli per affidarli a comunità con un costo ben più alto rispetto a sostenere le famiglie stesse e contro ogni dettame morale e costituzionale che parla invece di “sostegno alla famiglia“.
Ce ne sarebbe ancora tanto da dimenticare, ma dimenticare equivale a consentire a “lor signori” di continuar a fare “gli affaracci loro”, che -se non avete ancora capito- sono anche i nostri.

Per cui buon anno a tutti, che sia un anno in cui si ritrova la consapevolezza dell’essere e si abbandoni quella dell’avere. Che si alzi forte e chiara la voce, democratica e legittima, di quanti vorranno dire una volta per tutte “Io non ci sto!”

Per tutte le altre aspettative ci affidiamo alle parole del buon, indimenticato, Lucio Dalla:

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se quest’anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch’io.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità