Sciolto il Parlamento: Israele al voto il 17 marzo

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu

Israele al voto il prossimo 17 marzo, la Knesset -il Parlamento israeliano- ha infatti sciolto la legislatura fissando per il prossimo 17 marzo la data delle elezioni anticipate. Si dissolve così la coalizione di centro-destra e il terzo governo di Benyamin Netanyahu che rimane comunque in carica (con poteri ridotti) fino alle elezioni. La coalizione si è sbriciolata con il licenziamento da parte dello stesso premier dei due ministri centristi: Yair Lapid e Tizpi Livni.

Appare improbabile che il voto restituisca all’uscente Netanyahu un quarto governo, anche se molte cose possono cambiare in questi mesi. L’uomo forte del Likud potrebbe essere bloccato nella sua corsa proprio dallo scontro fra laburisti e centristi.

I laburisti potrebbero contare sull’appoggio del partito religioso Shaas, rimasto per ora fuori dal governo. Il 17 marzo sarà un banco di prova della politica del premier uscente, e troppe insoddisfazioni paiono aggirarsi fra la popolazione.

Intanto Netanyahu dovrà vincere le primarie del Likud, previste per il prossimo 6 gennaio. La vittoria appare certa, ma sarà il numero di consensi ricevuti a far comprendere di quale forza potrà disporre per la corsa elettorale. E la corsa è già partita con il suo annuncio di voler abolire l’iva al 18% per i prodotti alimentari di base. Proposta che proprio lui aveva rifiutato quando presentata in passato proprio dai due ministri centristi allontanati. Che non hanno mancato di polemizzare e far notare di essere gli originari autori della proposta.

In campo palestinese non si nota per ora un cambio di atteggiamento e il premier Abu Mazen ha ribadito la sua intenzione di porre una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul riconoscimento dello Stato di Palestina e porre fine all’occupazione israeliana.

Un dubbio ci assale: se lo scioglimento anticipato della legislatura non vada oltre le lotte politiche interne e non voglia invece preparare un governo più forte in vista di un 2015 più grave del 2014 che sta andando via.