Fuoco sulla vita…

fuocoArriva dritta come un pugno nello stomaco la notizia* che la disperazione per la perdita del posto di lavoro ha causato nell’anima di questa persona. Non mi importa conoscerne la nazionalità, l’età e presunte motivazioni. Non mi importa restare qui ad ascoltare che sicuramente esistevano situazioni pregresse che lo hanno spinto a compiere questo gesto. Non mi importa capire ed entrare a violare la sua intimità per sapere dove abitava oppure i gusti che aveva. Mi interessa solo far notare che l’ennesima persona dopo aver perso la stabilità economica abbia sentito questo bisogno di reagire in modo talmente forte da far allungare quella famosa lista ove albergano tutte queste solitudini, la lista dove si ritrovano tutte queste situazioni per cui non si deve andare di certo fieri. Alla fine ci si ritrova davvero a diventare trasparenti, ci si ritrova in preda allo sconforto ed alla paura di sentirsi inutili per se stessi ed anche per la propria famiglia, si perde nella frazione di pochi attimi il percorso che si è compiuto in tutta la vita. Non mi piace affatto ciò che sta accadendo, non mi piace che lo sconforto prenda il sopravvento, non mi piace il fatto che la vita che è il bene più prezioso che possediamo venga barattata per dare voce alla delusione cocente che si subisce quando ci si sente persi e ci si ritrova senza soluzione. Cosa stanno facendo le persone ora? a cosa stanno pensando? avranno già raggiunto i luoghi delle loro vacanze? Come si fa a restare freddi ed indifferenti di fronte alle urla che un gesto come questo fanno  echeggiare tanto forte da bloccare il fiato? Penso che non ci si debba dare per vinti mai, penso che le persone che silenziosamente subiscono la perdita del loro lavoro vadano aiutate e supportate perché non debbano rinunciare all’affetto che chi gli vuole bene deve continuare a dimostrare in momenti come questo. Non ho mai conosciuto questa persona che dando fuoco a sé stesso è come se avesse voluto liberarsi dal peso che la perdita della sua identità gli avrebbe comportato. Penso che la luce che aveva dentro sia uscita fuori per illuminare anche i nostri momenti bui. Ogni volta che questa lista si allunga non posso fare a meno di  pensare a quanto debba essere pesante trovarsi così apparentemente sereni, a quanto debba essere pesante lasciare tutti tranquilli senza dare spiegazioni quando in mente continua a balenare questa idea, questo grido silenzioso per il quale siamo responsabili tutti. Non è possibile entrare nell’intimo di tutti ma è possibile non continuare a fare finta di niente è possibile immedesimarsi in questo dolore, è possibile far unire gli ex lavoratori in una catena umana che gridi: BASTA!!!

È possibile non dimenticarsi mai che il proprio valore non si misura solo in base alla perdita del posto di lavoro e che la nostra persona conosce strade infinite per rimettersi in discussione, è possibile rinunciare a qualcosa per dare qualcosa a chi non ha più niente. Non riesco a smettere di pensare a questo “collega” ed a quanto debba essersi sentito solo, non riesco a smettere di pensare alla sua famiglia, non riesco a smettere di pensare a quanta responsabilità abbiano coloro che ci stanno riducendo così, coloro che in pochi attimi ti privano dei valori che la tua vita ha sempre avuto e di quanto restino per questo impuniti. Anche ora che la mia anima si è contorta nell’immaginare questi momenti la cosa che mi fa stare più male è il pensiero che le vite altrui continueranno a scorrere serene e che per qualcuno la massima preoccupazione sarà quella di raggiungere i luoghi di vacanza. Mi piacerebbe riuscire a scuotere le coscienze e invitare tutte le persone che non solo possono ma devono prendersi delle responsabilità a non fare il solito gioco dello scarica barile perché le persone non sono solo singole unità produttive da sfruttare per godere del maggiore profitto ma che esiste un oltre e questo oltre ospita tante splendide unicità. Che la luce della fiamma della vita che se ne va illumini il buio dell’anima, di chi un’anima realmente non ha…

Anna Lisa MInutillo

Angelo Di Carlo

Angelo Di Carlo

*Intorno alle 4 del 10 agosto un uomo Angelo Di Carlo, si è dato fuoco dinnanzi a Montecitorio.Lotta tra la vita e la morte al reparto Grandi Ustionati del Sant’Eugenio di Roma. Le ustioni (di 2° e 3° grado) ricoprono l’85% del corpo. Di Carlo romagnolo, è rimasto disoccupato, non trova altro lavoro e da mesi è senza stipendio.

Angelo la mattina del 19 agosto è deceduto a seguito delle gravi ustioni riportate.