Coppia, la crisi del terzo anno

lite-coppia1Una volta si temeva la crisi del settimo anno, oggi pare sia una gran cosa superare il terzo, ma perché accade questo? Perché quel che nei sogni di ognuno dovrebbe essere quanto di più stabile si rivela invece così tanto precario?

Specialmente in giovane età è sempre più alto il numero di coppie che, già alla soglia del terzo anno di vita comune, entra in crisi. Spesso accade perché non si riconoscono i segnali di qualcosa che nel rapporto rischia di incrinarsi. Ed è importante riconoscere in tempo i segni di una possibile burrasca in arrivo, perché quando si arriva all’interruzione di ogni comunicazione fra i partner la separazione diventa inevitabile.

Ma quali sono i segnali di una crisi che potrebbe arrivare, apparentemente inaspettata?

  1. Intanto  quando si prova una sensazione di fastidio, o si osserva che la prova il partner. Non dire nulla spesso è la soluzione pratica, ma sia chiaro che è anche la più sbagliata. Perché porta all’interruzione di ogni altra comunicazione.
  2. A questo segnale, già molto preoccupante, segue l’iniziare a ragionare da single, pensare a ciò che si desidera senza tenere in considerazione che la stessa cosa possa interessare o infastidire il partner.
  3. Generalmente inizia quindi un preoccupante e sottile gioco, che potremmo definire “delle bombe intelligenti”. Cosa vuol dire? Sono frasi, gesti, parole apparentemente innocue ma lanciate con un preciso scopo: fare del male al partner, colpendolo nei punti deboli. Nulla se lanciate in maniera assolutamente casuale e occasionale, un segnale pericolosissimo se invece usate sistematicamente “al momento giusto”. Quello in cui possono far il peggior danno.
  4. Infine, inutile dire che è minoritario perché non lo è per nulla, la mancanza di attività sessuale. Può accadere in una fase di particolare stanchezza o stress, ma generalmente si può bilanciare con un atteggiamento comunque affettuoso, fatto di coccole e carinerie. Quando diventa un pretesto è chiaramente segnale di qualcosa che si è rotto. Negarlo vuol dire soltanto far del male, innanzitutto a sé stessi.

Riconoscere quindi i segni di una crisi non è difficile, basta voler prenderne atto e non mettere ostinatamente la testa sotto la sabbia. Ma come si può reagire? Ecco questo è veramente difficile. Bisogna volerlo entrambi.

La terapia di coppia può aiutare, ma solo a patto di non nascondere nulla e, a modesto parere dello scrivente, può essere solo la soluzione estrema, prima è preferibile concentrarsi su qualcosa che non faccia sentire “malato” il rapporto. Provare a concentrarsi su un progetto comune, qualcosa scelto da entrambi, che non veda uno dei due partner come persona che “subisce” l’ennesima scelta imposta in nome dell’amore.

Si può anche chiedere aiuto a persone che possano essere equilibrate nei consigli, senza preconcetti (positivi o negativi) sull’uno o  sull’altro partner. Vanno bene cioè i consigli generici, ma la sfera personale, quella dei sentimenti che si provano, ricordiamo che deve rimanere inviolabile. Appartiene cioè solo a chi “sente” per l’altro/a qualcosa di intimamente non spiegabile. Ricordiamoci che chi ci è amico o parente, seppur in buona fede cercherà di consigliarci per la via che apparentemente ci fa soffrire meno, ma non è detto che la soluzione da essi intravista sia quella giusta per la nostra coppia.

Ciò che più conta deve essere, sempre, il dialogo. Parlare all’interno della coppia. Non solo della crisi ma anche di ciò che si è fatto al lavoro, con gli amici… ristabilire quella fiducia che è alla base di ogni rapporto umano. La cui mancanza è spesso la vera origine delle crisi di coppia.

Errore da evitare: niente fretta con il sesso. Ricominciare a costruire il perduto dialogo non implica la contestuale ripresa del sesso. Bisognerà saper attendere che quel filo di fiducia si rafforzi, il sesso tornerà spontaneamente come la vostra prima volta.

Non ci dilunghiamo oltre, crediamo di aver stabilito sinteticamente una serie di precisi punti fermi. Non manchiamo però di voler precisare un’ultima cosa, fondamentale.

Abbiamo visto che, purché il desiderio di riprendere sia reciproco, si può uscire da una crisi. Un rapporto che rinasce probabilmente non soffrirà una nuova “crisi del terzo anno” (o settimo per i più sentimentali), ma può anche verificarsi che si arrivi a un punto di rottura definitivo.

Ecco, per quanto possa essere triste e ci si possa sentire come improvvisamente mutilati non fate mai in modo che diventi un’ossessione. Se avrete una chance di riallacciare il rapporto di certo non dovrete mai diventare un’ossessione né per voi, né –tanto meno- per il vostro ex partner.

Ricordate che si ama anche se la persona amata non c’è. La si ama perché esiste e non perché debba per forza vivere con noi. Non è un nostro giocattolo ma una parte della nostra anima.  E se la parola serenità la potrà raggiungere soltanto distanti da noi allora non bloccatela. Solo così dimostrerete che l’amavate veramente.

Luigi Asero

 

*Originariamente pubblicato su “Catania è”, mensile free press in distribuzione a Catania nel mese di Febbraio 2012