Strage di Ustica: il Mig libico in Sila

Mig-SilaC’è poi un altro mistero. Sui monti della Sila, in Calabria, viene trovata la carcassa di un MIG libico. Ufficialmente lo trovano il 18 luglio, un mese dopo la strage di Ustica. Che ci fa un MIG libico sulla Sila? Chissà. Da dove viene? Chissà. Perché il pilota ha indosso capi di vestiario in dotazione alla NATO? Chissà. I carabinieri sequestrano la zona. Da Tripoli dicono che era un volo di addestramento: il pilota ha un malore, precipita. Ma come c’è arrivato lì? Chissà. E se invece che da Bengasi fosse partito dalla Sardegna? Chissà. E siamo sicuri che sia precipitato il 18 luglio e non prima, magari il 27 giugno? Chissà. Uno dei medici legali fa mettere a verbale: corpo in avanzatissimo stato di decomposizione. Quanto “avanzatissimo”? Quindici giorni almeno. Poi però cambia idea. Chissà. I resti del pilota e del MIG sono restituiti alla Libia, in fretta e furia. Però…Quando anni dopo andiamo nell’hangar di Pratica di Mare dove è stato ricostruito il DC-9 un carabiniere ci avverte che alcuni rottami non li dobbiamo proprio filmare; e perché no? Sono del MIG libico. Quel MIG libico? Sì. Ma non avevamo restituito tutto alla Libia? Proprio tutto no. Ma l’aereo non si è fracassato su una montagna? Sì. E come mai la strumentazione di bordo è intatta? Mistero.

*Fonte: Articolo di Valter Vecellio su “La Voce dell’Isola”

L’autopsia sul corpo del pilota del Mig

“…… I due periti poi scrivono che il cadavere si trova in avanzato stato di decomposizione con necrosi gassosa e presenza di numerosi nidi di vermi.
In un momento successivo, probabilmente coincidente con la rilettura e la sottoscrizione di quel verbale – identici appaiono gli inchiostri – sono apposte al dattiloscritto diverse correzioni a mano. Oltre quelle concernenti errori di dattiloscrittura, due sono significative: l’“avanzato” attribuito allo stato di decomposizione viene corretto in “avanzatissimo”; “vermi” viene corretto in “larve”.
Queste correzioni sono significative. I periti sono rimasti colpiti dallo stato di decomposizione. Essi non dovrebbero essere nuovi ad esami di questi stati. Se, come si vedrà, sono periti di fiducia della Procura, spesso saranno stati chiamati ad autopsie di uccisi rinvenuti nelle campagne o di riesumati. Non dovrebbero perciò essere impreparati sul fenomeno della decomposizione. Essi a un primo giudizio già scrivono avanzato, cioè più progredito che nella norma per un corpo a cinque giorni dalla morte – d’altra parte anche il medico condotto dell’ispezione, ad appena sei ore dall’asserito decesso aveva notato, e s’era ritenuto in dovere di scriverlo, un incipiente stato di decomposizione.
La particolare decomposizione cioè, particolare è ovvio rispetto alle ore o ai giorni dalla morte, colpisce e viene verbalizzata. Ma nei due periti della Procura avviene addirittura che essi correggano la prima verbalizzazione. La prima stesura, “avanzato”, viene modificata in “avanzatissimo”. I due sono immediatamente ritornati sul loro primo giudizio, perché presi dai dubbi derivanti dalle loro osservazioni e particolarmente impressionati da quello stato di decomposizione……

…….. Qui si deve dire che essa non fu compiuta da medici generici ma da due primari, l’uno patologo l’altro medico legale cardiologo, particolarmente esperti perché periti di quella Procura, che per essere in area ad alta presenza di criminalità organizzata e non, sarà dovuta ricorrere sovente ai loro servizi.
A questa autopsia partecipano, oltre ovviamente il Pubblico Ministero che l’ha disposta ed i due periti, il già menzionato dottor Francesco Scalise quale ufficiale sanitario, l’assistente dei periti Scerra Ercole, il maresciallo dei Carabinieri Lo Giacco Giuseppe, altri militari dell’Arma ed altri ancora non identificati. Non tutti sono rimasti per l’intera durata dell’atto nella saletta, di anguste dimensioni e già invasa dai miasmi del cadavere; la maggior parte entrava, restava per brevissimo tempo ed usciva, alcuni partecipavano sostando all’ingresso o nei pressi……..

……..L’ufficiale sanitario Scalise ricorda che dovettero usare le maschere a causa dell’eccessivo fetore, che il cadavere era gonfio, alterato nell’aspetto, in stato di colliquazione, che presentava larve di decomposizione visibili ad occhio nudo e raggruppate nella zona degli organi genitali. Ricorda, in particolare sull’autopsia, che la pelle delle mani, quando i periti provvidero al prelievo, si sfilò “come un guanto”…….

……..Il giorno precedente l’autopsia era stato abbattuto alla sua presenza il muretto del loculo. In quella occasione tutti i presenti dovettero allontanarsi per il cattivo odore. Solo dopo qualche tempo era stato possibile trasportare la cassa alla camera mortuaria del cimitero, e dopo che era stata scoperchiata dallo stesso Scalise s’era notato che la salma era in stato di colliquazione. Sempre Scalise precisa che la cassa era in semplice legno giacchè in quel paese, essendo consueta l’inumazione, non vi era disponibilità di casse di zinco – ma tale affermazione è contraddetta dalla presenza della costruzione per loculi fuori terra. Ricorda infine anche che qualcuno, dopo la ricognizione la sera del 18, aveva proposto di congelare la salma ove fosse stato necessario portarla a Crotone, ma quel suggerimento era stato superato da una disposizione, non si sa data da chi, di seppellire la salma a Castelsilano.
Di somma importanza questa testimonianza dello Scalise il quale sempre rileva la anormalità del cadavere. In sede di ispezione, lo si è visto, ne aveva già notato l’incipiente stato di decomposizione, al punto tale da temere che divenisse intrasportabile e da consigliare l’AG per l’immediato seppellimento. Ma contemporaneamente attesta che si presentava “fresco” e che nei pressi vi erano altre parti, come un bulbo oculare e un piede anch’essi “freschi”. (v. esame Scalise Francesco, GI 12.12.86 e segg.).
Anche i due periti hanno reso dichiarazioni sulle modalità di svolgimento della perizia. Il prof.Rondanelli conferma che la cute delle mani si sfilava a mo’ di guanto per la colliquazione quasi totale dei tessuti sottocutanei, cosicché era stato possibile consegnare la cute di più dita di entrambe le mani per gli esami dattiloscopici………..”

*Fonte: Forum sulla strage di Ustica