Il paradiso in un tragico mare

aliscafo_siremarDi Alessandro Cantale

Oggi voglio raccontarvi questa storia. Il 9 agosto 2007 un aliscafo si schiantò contro la scogliera che si trova all’imbocco del porto di Trapani, ci furono 10 feriti e una vittima: Paola Romano che prese un colpo terribile, fu trasportata in ospedale ma morì poco dopo. I familiari, conoscendo la sua infinita bontà (Paola si occupava anche di adozioni a distanza in India) decisero di donare gli organi.

Paola aveva 53 anni, era una donna sensibile e un pò sognatrice. Viveva nella fredda Milano, si innamorò di una piccola isola siciliana: Marettimo, la più occidentale delle isole Egadi. In vacanza la visitò rimanendo folgorata dalla bellezza di questo luogo che non esitò a definire “paradiso”, tanto è vero che in molti frangenti dell’anno si stabiliva a Marettimo. Nell’isola tutti la conoscevano, ormai era un viso familiare per gli abitanti del luogo, insomma una di loro. I residenti la indicavano come una marettimana doc per il solo fatto che si vedeva chiaramente la sua gioia e la sua felicità nello stare su quell’isola paradisiaca.

Quel 9 agosto del 2007 Paola, per ritornare a Milano, prese l’aliscafo della Siremar che fa la tratta Marettimo-Trapani passando per Favignana. Salì a bordo intorno alle 20:30 e sebbene il viaggio dura circa un’ora, fino alle 22 non si seppe nulla dell’aliscafo, scomparì dai radar e riapparve solo intorno alle 22:20. Cosa era accaduto in tutto questo tempo non è dato saperlo. L’unica cosa che si sa è che l’aliscafo è entrato a velocità sostenuta dentro al porto di Trapani andando a sbattere contro gli scogli. Da subito la colpa dell’incidente era ricaduta sul Comandante, che secondo le prime indagini andava troppo veloce ed era incappato in un errore umano. Questa però è solo una delle ipotesi. C’è chi sostiene che il comandante fosse stanco dopo aver lavorato per parecchie ore in quella giornata e che quindi fu colto da un colpo di sonno (capita agli autisti dei tir dopo lunghe notti in viaggio, può anche capitare al comandante di una nave) che fece ritardare l’arrivo dell’aliscafo in porto, poi accortosi del ritardo accelerò imprudentemente tanto da schiantarsi.

La vicenda apparentemente si conclude così. L’unico colpevole è il comandante dell’aliscafo che ha patteggiato la pena, ma la cosa che lascia l’amaro in bocca è che l’azienda per cui lavorava (Siremar) non solo non ha minimamente difeso il suo impiegato mollandolo completamente alla Giustizia, ma non ha risarcito Serena, la sorella di Paola.

Perchè ho voluto raccontare questa triste storia? Perchè la morte di Paola è un caso emblematico di quello che può accadere a tutti i passeggeri e in Italia sono milioni, di navi da crociera, aliscafi, traghetti sia pubblici che privati. Perché per le navi italiane al di sopra delle 25 tonnellate non è prevista  l’assicurazione obbligatoria, né è prevista la possibilità di risarcimento diretto di un passeggero danneggiato o addirittura morto. Quindi si paga un biglietto (alle volte pure caro) senza essere minimamente assicurati su tutto ciò che può accadere durante il tragitto. Quante volte abbiamo preso un traghetto (e a noi siciliani è capitato parecchie volte), d’ora in poi tutte le volte che prenderò un traghetto penserò a Paola e alla sua voglia di vivere che però a quanto pare contrasta tristemente con la voglia di guadagnare delle società di trasporto.

Paola non ritornerà in vita, la sua famiglia magari non riceverà nulla, ma almeno ha aperto uno spiraglio per rendere migliore questo Paese. Personalmente, pur non avendola mai conosciuta, la ringrazio per avermi fatto conoscere la sua storia.

Paola definiva Marettimo un paradiso, ebbene mi piace pensare che adesso i paradisi che ha conosciuto sono due.