Quattro volte si per dire che vogliamo un’Italia migliore

PassaparolaÈ finita. Tutte le sezioni elettorali hanno chiuso da pochi istanti le urne. Gli italiani hanno deciso di dire, faticosamente in alcune regioni,  “ci siamo anche noi, ricordatelo”.

Non è stata una campagna referendaria semplice, anzi è stata forse la campagna referendaria più dura che l’Italia democratica possa ricordare. In ogni angolo qualche insidia è stata tesa per vanificarne i risultati. La si poteva accorpare alle recenti elezioni amministrative preferendo invece spendere 320 milioni di euro prelevati, come normale che fosse dal già magro bilancio dello Stato italiano, si è provato a modificare alcune decisioni rinviandole di 12 mesi come avvenuto per il nucleare, ma non è bastato. I giudici, quelli della Suprema Corte di Cassazione non hanno accettato quest’inganno. Si è provato a svuotare il significato di questi referendum provando a dire che il nucleare uccide meno che il carbone e il petrolio, mancando però della chiarezza che potrebbe spiegare allora perché per il petrolio si continuano a fare “umanitarie guerre”. Si è continuato sulla pantomima di referendum voluti da una inconsistente opposizione incapace di produrre valide proposte. Ma anche questo non è vero, per il semplice motivo che infatti parecchi voti non sono affluiti dall’elettore tipico di sinistra, ma da elettori di dichiarata Destra che non si sentono rappresentati dall’attuale maggioranza. E soprattutto che non si sentono tutelati da un’acqua affidata ai privati. Che sanno che il settore pubblico non è in grado di gestire gli sprechi ma che, proprio perché elettori della “vera Destra”, quella dell’ordine e del rigore, chiedono che piuttosto il settore pubblico sia in grado di colpire, punire e isolare quei manager pubblici che dovessero rivelarsi inefficienti nell’adempiere ai ruoli loro assegnati. Hanno votato tutti quei cittadini che ascoltano le ragioni del No al nucleare ma che poi con i loro occhi hanno guardato Fukushima e con la mente sono tornati indietro a Chernobyl, capendo che non sempre la scienza è fonte di certezze.

E infine, inutile negarlo, hanno votato tutti quei cittadini onesti di qualsiasi area politica che ritengono doveroso che ogni cittadino sia uguale davanti alla legge. Foss’anche il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ora inizia un periodo nuovo per l’Italia. Non cambia nulla apparentemente. Domani il sole sorgerà come ogni mattina e tramonterà come ogni pomeriggio. Ma a tutta una classe politica è arrivato un messaggio da queste urne. L’Italia c’è, gli italiani, 150 anni dopo cominciamo a esserci. E lo abbiamo gridato forte, dal web 2.0… Ci siamo e non vi permetteremo mai più di far solo quello che volete voi. Vogliamo essere consultati e quando diciamo NO non è “ni”, è “NO”. Forte e chiaro!

Questi referendum non produrranno come qualcuno spera una immediata crisi di Governo, questi referendum non sono la vittoria di un partito rispetto alla maggioranza. Questi referendum rispecchiano solo un popolo che si sveglia, che vuol sognare ancora per il proprio futuro e per i propri figli. Un popolo che c’è… ancora timido, ma c’è!

La maggioranza ne prenda atto, a Silvio Berlusconi e alla sua maggioranza la decisione di dove andare e come proseguire il viaggio. Ma ne prenda atto anche l’opposizione. L’italiano non è più disposto ad accettare supinamente decisioni altrui.

A tutti noi italiani un monito. Non dimentichiamo questa data e questo bellissimo risultato. A dimostrazione che se vogliamo ci siamo, se vogliamo… possiamo.  Auguri Italia

Luigi Asero