Guerra umanitaria… la nuova frontiera del Nuovo Ordine Mondiale…

Sigonella-altoQuesta guerra, questa nuova guerra, un po’ ce l’aspettavamo tutti. Era questione di tempo. Mesi, settimane, non certo anni. I fatti di febbraio nel nord-Africa non lasciavano trapelare nulla di buono.

La rivolta è scoppiata in Tunisia e Algeria, per poi estendersi agli altri Paesi passando da Barhein ed Egitto per arrivare alla Libia. Quindi dietro casa nostra.

Tutto è esploso per il pane, per i beni di prima necessità. Le popolazioni, anche quelle avvezze ai dittatori e alle carestie pur vivendo in ricchissimi territori, accettano tutto. Ma non possono accettare di non poter cibarsi e non poter nutrire i propri figli. Atteggiamento umanissimo e più che giustificabile essendo il cibo un bisogno primario degli esseri viventi.

Così la rivolta ha preso il sopravvento e insieme alla rivolta quel senso da “pistoleros” proprio di tutti noi (compreso lo scrivente) che abbiamo invocato l’intervento militare per porre fine allo scempio di un dittatore, quale il colonnello Gheddafi, che fin dal 1969 spadroneggia nel suo territorio. Ricchissimo fra i ricchi della Terra alle spalle di un popolo, quello libico, che vive spesso di stenti e che nel miraggio di una “terra promessa” spesso ha affrontato e ancor più affronterà le insidie del mare  e di un posto da lavavetri pur di sfuggire alle miserie della propria terra “patria”.

Pistoleros accontentati. Dopo tanti tentennamenti è giunta quella risoluzione ONU che autorizza la cosiddetta “No Fly Zone”. Il divieto assoluto per l’aviazione militare libica di sorvolare i propri cieli al fine di controllare e (spesso e peggio) colpire i manifestanti. Ieri dopo tentennamenti e veti è arrivato quindi il permesso di utilizzare l’aviazione alleata per impedire a Gheddafi ulteriori atti violenti contro la propria popolazione.

Alle 17.45 di oggi l’operazione «Odyssey dawn» (Odissea all’alba) ha inizio. Centodieci missili Tomahawk vengono lanciati, l’aviazione francese con i suoi F16 inizia il resto dell’opera. È la guerra. Umanitaria forse, come tutte le ultime guerre. È eticamente più carino dire che la finalità è umanitaria. Il risultato è però che è e rimane una guerra. Fatta di armi, fatta di missili, fatta di sangue e feriti e morti e macerie. Una guerra appunto, non un’esercitazione.

Fin qui il sunto della cronaca che si potrà leggere e approfondire minuto per minuto in qualsiasi giornale online.

Restano le considerazioni iniziali. Quelle che vanno fatte per capire come si è arrivati a questo risultato. Cosa non ha funzionato ancora una volta nelle diplomazie internazionali? Cosa ha paralizzato l’Onu nei giorni precedenti per poi portare a una così repentina escalation in poche ore?

Intanto bisogna chiarire che i fatti accaduti nei mesi scorsi in nord-Africa non sono fatti improvvisi, ma l’evoluzione di una situazione creata ad arte sin dal 2007/2008 per portare il caos laddove non si ritiene più tollerabile interloquire con regimi dittatoriali poco inclini a prender ordini e forse più inclini ad ordinare. Con la minaccia energetica (chiudere i rubinetti di petrolio e gas) e con quella peggiore: la strategia terroristica. Viste così le cose non parrebbe sbagliato un intervento al fine di garantire la sicurezza di ogni essere vivente. Ma questo aspetto sinceramente ci lascia un po’ perplessi per una serie di motivi. Cominciando dal fatto che tante altre dittature continuano a vivere indisturbate ed a lucrare sulle spalle delle popolazioni asservite. Fatto certamente condannabile e da condannare con forza ma che mai ha spinto con così forte determinazione le diplomazie a intervenire senza prima chiedere l’accesso di “osservatori” o piuttosto l’invio di Caschi Blu. Ma i fatti libici sono fatti “interni” e in quanto tali in effetti l’intervento dei Caschi Blu sarebbe un’ingerenza. Come lo è l’intervento dell’Aviazione e della Marina al fine di distruggere l’apparato militare.

Si potrebbe anche osservare che poco prima che iniziasse la nostra guerra, in mattinata, un Caccia delle forze ribelli è stato abbattuto dalle Forze Governative libiche e questo accadimento pone un dubbio: se i ribelli sono civili stanchi dell’oppressione come fanno ad avere dei Caccia da combattimento a disposizione? E chi li avrebbe addestrati a pilotarli? Un Caccia non si pedala esattamente come una bicicletta.

Allora torniamo alla fase iniziale. L’operazione di ribellione delle popolazioni è stata accuratamente preparata “a tavolino” da Forze molto più vicine a noi e poi messa in mano ai ribelli. Al fine di creare il Caos e dare una legittimazione internazionale all’intervento in verità già pianificato da almeno 2 anni.

Strateghi militari sanno bene che il colonnello Gheddafi risponde con “colpi di testa” alle provocazioni. Ha dominato per oltre 40 anni ma non certo per grande intelligenza, che si potrebbe giudicare come “normale”, ma grazie al potere della violenza e del denaro. Tanto si può dire per spiegare quanto non sia “super intelligente” uno che per sdoganarsi con l’Occidente ha provato a diventar “amico” del presidente italiano Berlusconi. Impresa difficile visto che in Italia non gode invece, lo stesso Berlusconi, di grandi amicizie ma solo di persone che gli girano intorno per convenienza ed opportunità politica. Come “Rubygate” e “gruppo dei responsabili” possono dimostrare senza giri di parole.

Quindi profittando di questa non brillante intelligenza lo si è provocato fino a fargli dire che “attaccherà il Mediterraneo nei suoi obbiettivi civili e militari e lo farà anche alleandosi con il terrorismo internazionale”. Quel colpo di testa che ci voleva per dare definitiva legittimazione alla guerra iniziata. Qualcuno è forse disposto a tollerare altre scelleratezze del colonnello? Pensiamo proprio di no.

Gheddafi quindi inizia oggi la sua vera fine. Non essersi arreso alla risoluzione lo ha posto in una condizione di assoluta inferiorità che lo porterà a perdere tutto. Probabilmente anche la stessa vita.

La guerra umanitaria avrà fatto il suo corso, un nuovo Ordine, democratico forse, avrà inizio. Sempre sulle spalle di chi oggi combatte in Libia la sua guerra per la vita. Potremmo parlare per metafore, ricordare che per la prima volta si è dato un Premio Nobel per la Pace sulla fiducia al presidente nero. Come se il colore della pelle fosse indice di bontà e pacifismo. È certamente un Presidente capace, in gamba, diplomatico. Ma non sembra l’espressione del pacifismo. Meno male non ci sia un Premio Nobel per la Guerra: Gino Strada avrebbe rischiato di vincerlo. Sempre sulla fiducia.

Chiudiamo con un motto: “Ordo Ab Chao” che significa “Dal caos deriva l’ordine”. È il motto internazionale della Massoneria. E in tutta questa situazione nordafricana ci sembra racchiuda bene il senso di tutto.

Luigi Asero