150 anni d’Italia, talora anche Unita…

Italia-unita-150È oggi il giorno clou delle celebrazioni. L’Italia dal 1861 è un’unica nazione unita politicamente dalle imprese garibaldine sotto l’egida del Regno. Un insieme di culture e popolazioni simili e per alcune sfumature diverse che si riconoscono sotto una sola bandiera, il tricolore verde-bianco-rosso.

È un giorno celebrativo organizzato forse un po’ “all’italiana”… quell’Italia di tarallucci e vino spesso poco abile nel programmare e altrettanto spesso brava nell’improvvisare. Un giorno all’insegna di polemiche. Dai fischi accompagnati all’unico urlo “Dimissioni!!!” gridato contro il premier Berlusconi ai secessionisti (o aspiranti tali) leghisti che ritengono non ci sia nulla da festeggiare.  Da chi voleva un giorno di lavoro farcito solo di manifestazioni gioiose a chi desiderava invece un giorno di assoluto riposo, non tanto per le celebrazioni in sé quanto piuttosto per un calendario avido di ponti festivi durante questo 2011.

Tant’è… così si è organizzato e così ci tocca commemorare e ricordare il sacrificio di quanti -sacrificando financo la propria vita- hanno fatto in modo che oggi si possa dire che l’Italia è un’unica nazione. Una grande penisola immersa nel mar mediterraneo con al centro l’onnipresente Roma da sempre fulcro dei destini del mondo.

Sarebbe bello esaminare pro e contro di questa unità, ma è forse compito troppo impegnativo per un singolo articolo che non può rischiare di diventare né melenso né prolisso. Proviamo solo ad esaminare, quindi, alcuni singoli punti ripromettendoci di riflettere  su questi e di proporre successivamente nuovi spunti di riflessione e/o di soluzione.

Il Nord ha una protesta forte portata avanti dagli esponenti della Lega in primis: troppi fondi vengono sistematicamente distratti dal triveneto in favore delle regioni del Sud e spesso da queste ultime sottoutilizzate o peggio mal utilizzate. Occasioni di sviluppo sprecate due  volte, secondo i leghisti: sprecate dal Sud che non saprebbe spendere e sprecate dal Nord che se le vede tolte.

In parte si potrebbe dire che questo è vero. Si potrebbe però obiettare che il Nord è cresciuto proprio grazie alle risorse prelevate dal Sud (usato in verità come terra di conquista per tanto, troppo, tempo). Si può, e si deve, obiettare che circa 50 miliardi di euro del fatturato delle aziende della sola Lombardia vengono fatti proprio al Sud che acquista merci e materie prime preferendo il mercato italiano a quello internazionale. E 50 miliardi di euro annui se venissero a mancare nel fatturato delle imprese lombarde costituirebbero certamente un punto di rottura del mercato interno.

Quindi il Sud spende, ma spesso comunque in favore del Nord. Una specie di serbatoio della clientela privata e istituzionale che il Nord non può permettersi di perdere.

Ma rischiamo di entrare in una girandola di parole troppo grande per un singolo articolo. Proviamo a pensare allora a questa Unità come un’opportunità di crescita culturale e sociale del Paese.

Italia-notteIl Sud,  come il Centro e il Nord, non possono non condividere un patrimonio artistico,  storico  e paesaggistico di proporzioni enormi e infinitamente più grande in proporzione al territorio effettivamente occupato. Questo da solo basterebbe a dire perché l’Italia deve essere unita. La solarità del popolo italiano, spesso forse poco attento ai grandi problemi sociali ma sempre pronto alla spontaneità e al sorriso, dovrebbero ben spiegare come non si possa in effetti pensare di non essere uniti. E di non esserlo di fronte ai grandi temi che affliggono il mondo.

Perché l’Italia è sempre centro sia del Mediterraneo che dell’Europa. E in quanto tale, direttamente o indirettamente, del mondo stesso.

Gli italiani, anche quando il pensiero diverge (e negare l’evidenza sarebbe solo un errore), siamo un popolo fantasioso che comunque pur non capendo a volte nemmeno il perché riusciamo a risolvere i problemi anche solo con una risata. Coscienti e anche un po’ incoscienti dei nostri limiti e di quelli di chi ci circonda. A volte un po’ falsi (perché negarlo?) ma spesso sinceri. Di grandi Valori e spesso di poche buone intenzioni ma sempre pronti a rimboccarci le maniche e ricominciare.

Non è un bilancio meraviglioso quello dei nostri primi 150 anni. Siamo sinceri e lo ammettiamo.

Ma il nostro popolo dai cari amici dell’estremo Nord, ai cari amici del nostro Sud ancora più estremo (quello che porge il palmo ai mediterranei fratelli del nord-Africa dalle coste di Lampedusa e Pantelleria), è comunque un popolo baciato dal mare e dal sole e quindi tendente per natura a vedere la Luce anche dove si intravede solo buio.

Siamo ottimisti appunto… e infatti oggi, in fondo, sono soltanto i nostri primi centocinquant’anni.  Auguri Italia, auguri Italiani.

Luigi Asero