Diritto di recesso per il PD? Chiamatela pure rottamazione…

renzi-bersaniEsiste in qualsiasi contratto una clausola, molto importante, si chiama diritto di recesso. Quando si stipula un contratto infatti ci si impegna a fornire una determinata prestazione (o a pagare un corrispettivo) in cambio di altra prestazione (o bene ceduto). Quello che stipula un elettore nell’atto dell’espressione della propria preferenza è quindi un contratto con il candidato. Un contratto in cui l’elettore dà mandato all’eletto al fine della realizzazione completa o almeno parziale di un determinato programma. In assenza di questo assolvimento dovrebbe, come in ogni contratto, farsi valere la clausola relativa al diritto di recesso. E il candidato farsi quindi da parte avendo dimostrato di non esser all’altezza del compito assegnatogli.

All’interno del sempre burrascoso PD il dibattito, fra “vecchio” che mantiene le posizioni e “nuovo” che vorrebbe provare ad avanzare dove finora si è fallito, è aperto e da alcuni mesi prende forza la posizione dell’attuale giovane sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Il quale ha lanciato una campagna di rinnovamento dal provocatorio titolo “Rottamiamo i dirigenti del Pd”. Ovvie naturalmente le proteste della dirigenza che mal gradisce simili iniziative e che, forte dei suoi continui successi (immaginari, ma sappiamo che i sogni a volte superano la realtà…), cerca di ostacolare il “nuovo che avanza” in nome del presunto rinnovamento. Parlando infatti di “nuovo Ulivo”… dove la parola “nuovo” sarebbe la massima espressione di rinnovamento che si dimostrano capaci di esprimere.

Il segretario Bersani bolla questa proposta di Renzi con un laconico “non vedo un Maradona in giro”, ma certo non sembra che il commentatore sia un “Pelè”. La senatrice Anna Finocchiaro boccia risentita non sentendosi vecchia, anagraficamente non lo è (magari) ma certo siede in Parlamento dal lontano 1987.

La proposta di Renzi invece appare una giusta via per riconciliare tutti i delusi del Pd che in questa guerra tutta interna per le “poltrone” non pensano più di sentirsi rappresentati. Perché non vedono la forza nel Pd affinché possa diventare partito di maggioranza e perché qualora lo diventasse non mostra certo poco attaccamento alle poltrone…

Ebbe modo di dichiarare Renzi: “Dobbiamo liberarci di un’intera generazione di dirigenti del mio partito. Non faccio distinzioni tra D’Alema, Veltroni, Bersani… Basta. E’ il momento della rottamazione…senza incentivi. Un cambio di dirigenza nel partito è la pre-condizione per battere Silvio Berlusconi, ma il problema della leadership non riguarda me. Ci vuole gente che viene dal territorio come Vendola, Chiamparino e Zingaretti, che, secondo me, sono in grado di dire e dare qualcosa di nuovo al Pd. Lontani dal balletto di agosto al quale stiamo assistendo – continua – con scambio di lettere o cartoline fra i nostri dirigenti da un quotidiano all’altro. Lo statuto del Pd parla chiaro, anche se è rimasto inapplicato: dopo tre mandati parlamentari giù dalla giostra”

Cui risponde Bersani: “A Renzi dico che per costruire non basta distruggere, l’idea della distruzione creativa non ha mai portato da nessuna parte”. E sul “nuovo Ulivo” sempre Bersani: “Questo progetto è il superamento definitivo dell’Unione, ed è il contrario di un’ammucchiata. Siamo per ora un po’ al politichese ma approfitterò delle feste del Pd per spiegare il progetto, che cos’è il patto con il Paese e dire la nostra su lavoro, fisco, giustizia. Un’iniziativa in cui i democratici dovranno avere un ruolo guida. Credo che il Pd sia il fratello maggiore delle forze di opposizione, e noi con altri siamo partiti di governo provvisoriamente all’opposizione. Lasciarsi alle spalle questa stagione politica non sarà comunque semplice. L’avversario è forte e ci saranno giornate sì e giornate no ma non dobbiamo deprimerci in questa fase di pericolo o ne esce l’alternativa o si rischia l’imbarbarimento”.

On. Bersani, sen. Finocchiaro, sarà anche come dite voi. Ma io penso che i cittadini prima o poi faranno valere il diritto di recesso perché l’impressione è che qui siamo a lezione di scienze naturali, nella parte in cui si spiega che del maiale non si butta via nulla. E infatti il “caimano” continua a mangiare…

Luigi Asero